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      Alessandro Citolini, di Serravalle diocesi di Céneda, oltre un'Arte di ricordare, ove riduceva a certe categorie tutte le cose escogitabili, affine di poter discorrere sopra qualunque soggetto, nel 1561 stampò a Venezia la Topocosmia, o il Mondo ridotto a un luogo solo, miscuglio di tutte le cose intelligibili e materiali; spargendovi per entro gli errori, dai quali s'era lasciato affascinare. Rifuggì a Strasburgo, poi in Inghilterra, e grandemente è lodato dallo Sturm.
      Al 13 luglio 1528, Clemente VII dirigeva una bolla al vescovo di Brescia Paolo Zema e all'inquisitore di quella città, congratulandoli perchè essi e tutto il municipio, a non perdere l'ottimo nome lasciato loro da' parenti e antecessori, con ogni diligenza vigilassero acciocchè l'eresia non vi pullulasse, e per estirparla se ve ne fosse. E che, avendo essi saputo come taluni, scuranti della fama e dell'onore, non si fosser vergognati di professare la dottrina luterana, e quel che non osavano in pubblico insegnavano in disparte, molti traviando, avevano eletto tre cittadini, per cui cura l'eresia diabolica luterana fu quasi divelta dalla città e dal territorio, e puniti gli autori e seminatori di essa. Pertanto gli esorta a dar ascolto a questi cittadini, affinchè del tutto sia sradicata la dottrina luterana e gli altri errori nella città e diocesi; e ricordando l'accusa ch'e' mossero contro Giambattista Pallavicino frate carmelitano, che, predicando la quaresima precedente a Brescia, aveva enunciato alcune cose erronee ed avverse alla fede cattolica, scandolezzando i pii, gli autorizza a proferir sentenza, escludendo qualunque appello, foss'anche alla santa sede; obbligar colle censure ecclesiastiche i testimonj che ricusassero; e proceder contro chi tenga, o favorisca, o consigli le massime di frà Martino; dichiara infami e intestabili i pertinaci, e indegni della sepoltura sacra: si ricevano all'abjura i pentiti, e a giurare che mai più non ricadranno: e vengano assolti da ogni inabilità o infamia191.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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