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      Chi era?
      Giulio Maresio, essendo di diciotto anni tornato in Belluno dallo studio di Bologna verso il 1541, fu circuito da un Francescano imbevuto delle nuove dottrine, dandogli anche a leggere scritture ereticali. Ma quando nel 1551 ebbe a Padova ottenuto il grado di dottore in teologia e di guardiano nei Conventuali di Belluno, quel frate per invidia lo accusò di eresia al vescovo, il quale mandollo a Venezia all'inquisitore. Poichè questi volea metterlo in carcere, egli fuggì a Roma presso il generale Giacomo di Montefalco: e trovandolo morto, raccomandossi al cardinale Maffeo protettor dell'Ordine, che umanamente lo accolse e lo spedì a Bologna. Quivi il reverendo Giulio Magnano lo chiuse in prigione, minacciandolo della galera e del rogo se non confessasse d'aver dubitato d'alcuni articoli di fede; e fu obbligato leggere una formola di ritrattazione, e condannato a cinque anni di confino in Polonia. Il quarto anno, Florio Maresio suo fratello gli dava buone speranze da parte del generale Magnano; ma altri misero in sospetto l'inquisitore se lo lasciasse rimpatriare. Fu allora che il Lismanino, giunto colà dalla Svizzera, lo persuase a gittar la tonaca, e andare apostolando con lui; lo spedì poi a studiar greco ed ebraico in Isvizzera, dove Lelio Soccino lo tenea ben d'occhio perchè non si restituisse in Italia, come ne mostrava sempre intenzione. In fatto, dolente per la morte di suo padre, e disgustato dell'Ochino, di Pietro Martire, del Soccino, fuggì in Polonia, e ritornò alla Chiesa e al suo convento. Nel 1566 gli fu fatto il processo dalla curia di Belluno, nel quale trovammo lettera sua, dal convento de' Francescani di Cracovia il 1560, in cui ad un suo superiore racconta questi fatti214; e potrebbe darsi fosse egli appunto il frate che venne arso col Carnesecchi.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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