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      Mentre Melantone, che all'amor della pace avrebbe sagrificato tanto, scrisse un libro delle cose indifferenti (De adiaphoris), ove vuole non s'abbia a ostinarsi nel ripudiar riti e cerimonie, purchè non inchiudano idolatria, Flacio furibondo urlava si dovrebbero devastar le chiese, minacciar i principi d'insurrezione, piuttosto che tollerare una sola cotta218. Sosteneva in tutta forma che il peccato originale è la sostanza dell'uomo decaduto; sublimazione dell'errore, che eccitò moltissimi contraddittori.
     
     
     
      DISCORSO XLVI
     
      VENEZIA INTERDETTA. FRÀ PAOLO SARPI. IL DE DOMNIS.
     
      Con quanto iroso disprezzo i rivoluzionarj di settant'anni fa abbatterono l'italiana Venezia perchè antica, con altrettanta ammirevole pietà noi riguardiamo a quella gloriosa repubblica, che sempre ebbe per grido «Italia e indipendenza»: che aspirava all'egemonia di tutta la penisola, cui avrebbe ridotta a repubbliche municipali, invece degl'infausti principati: finchè la Lega di Cambrai, primo delitto della politica nuova, non venne a spezzare quella che gli ambiziosi chiamavano sua ambizione.
      I Veneziani erano stati i primi ad accettare il Concilio di Trento, sicchè Pio IV, oltre encomiarli, donò alla Repubblica il magnifico palazzo a Roma che tuttavia si dice di Venezia, con desiderio vi risedesse continuo un loro ambasciadore, siccome fu fatto. La serenissima in ricambio donò per residenza del nunzio in Venezia il maestoso palazzo Gritti. Nè queste cortesie, nè l'attenzione in perseguitare gli eretici, toglievano che i Veneziani si tenessero sempre sulle guardie nel trattare coi pontefici; riservavansi di concedere o ricusare l'erezione di chiese e conventi: di governare gli studj, eccetto i puramente ecclesiastici; di regolare le esteriorità del culto, e proteggerle; di riscontrare gli atti che venivano da Roma, e darne l'exequatur: non volevano impacci di ecclesiastiche immunità nel punire i delitti comuni219; anzi spingevano l'ombrosità fino a temere che i preti colla virtù acquistassero influenza sulla plebe.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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