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      «La ragion di Stato non vuole che i suoi sacerdoti siano esemplari, perchè sarebbero troppo riveriti ed amati dalla plebe»; è scritto nel Discorso aristocratico sopra il governo de' signori Veneziani220. Un Gesuita raccoglie i gondolieri ogni festa per istruirli nelle cattoliche verità? la Signoria riflette che i gondolieri praticano con persone d'ogni grado, e quindi possono servire allo spioneggio, e proibisce quella congregazione, ed espelle il Gesuita. Un altro declama contro il carnevale, asserendo che quel denaro si spenderebbe meglio in soccorrere il papa nella guerra contro i Turchi, minacciosi alla Repubblica; e la Signoria lo sbandisce.
      Il clero indistintamente era tenuto sottoposto alla giurisdizione dei Dieci ed escluso dagli uffizj civili: qualora si recassero in discussione affari relativi a Roma, venivano rimossi dal Consiglio i papalisti, vale a dire che avessero aderenza con quella Corte, o soltanto parentela negli Stati pontifizj: e il 9 ottobre 1525 i Dieci risolsero, chi avesse figli o nipoti negli Ordini fosse escluso nel trattar qualunque affare concernente Roma. Allegando che il custodire Corfù e Candia, antemurali della cristianità, costava più di cinquecentomila scudi l'anno, Venezia ottenne dal papa un decimo delle rendite ecclesiastiche, non escluse quelle de' cardinali. Alle trentasette sedi vescovili l'investitura era data dal doge stesso, in nome di Dio e di san Marco; ma dopo la lega di Cambrai la curia romana n'avea tratto a sè la collazione, lasciando alla Signoria solo un quarto delle nomine, sebbene le altre non potessero cadere che in sudditi veneti. Quando Innocenzo VIII pretese l'incondizionata elezione dei vescovi di Padova e d'Aquileja, la Signoria si oppose, com'anche alle decime ch'e' voleva levare sopra le istituzioni di beneficenza.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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