Bandironsi Gesuiti, Teatini e Cappuccini, i quali, tenendosi obbligati d'obbedire al papa anzichè al principe secolare, andarono via processionalmente dallo Stato, con un crocifisso al collo e una candeletta in mano227; e restò proibito di scrivere e ricevere lettere a e da' Gesuiti, pena il bando e la galera come pel lasciare figliuoli ne' loro collegi.
Sarebbe bizzarro e, mutati i costumi, avrebbe riscontro in altri tempi il descrivere le intime dissensioni delle terre e delle famiglie sull'obbedire o no al pontefice; ne' conventi, monache le quali di soppiatto scrivono a Roma: frati che tirano a sorte chi dovrà pubblicare le bolle dell'interdetto; altri che vengono di nascosto a infervorare alla resistenza: e chi a dispetto suona le campane: e chi procura venga celebrata la pasqua228: pure la Signoria, più civile e più accorta che alcuni Governi sparnazzanti il preteso progresso, non soffrì venisse insultata la religione, nè calpesta l'autorità, ch'è il fondamento d'ogni viver civile: e quando un Servita in pergamo si permise acerbe parole contro il pontefice, sin a dire che Paolo era divenuto Saulo, essa lo disapprovò.
Tesi, apologie, consulti furono scritti e contro e in favore dai meglio reputati giuristi229, e singolarmente dal celebre Menocchio, presidente al senato di Milano; i più sostenendo ne' governi il diritto di esaminar i motivi delle scomuniche e delle ordinanze pontifizie. Quel che ne sentissero i libertini ci appare da Gregorio Leti che nella Vita di Sisto V scrive: «I frati veneziani hanno tanto a cuore la riputazione della loro repubblica, che in servizio di questa rinuncierebbero, per maniera di dire, Dio, non che il papa e la religione; ed io trovo che tutti gli altri frati devono fare lo stesso in servizio del loro principe, quantunque si veggano molti esempj contrarj e scandalosi».
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