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      Durava ancora il tempo vagheggiato da Giulio II, ove non si mandasse scomunica che sulle punte delle lancie: onde il papa faceva armi; armi facea la repubblica, e al litigio prese parte tutta Europa, in tutta ritrovandosi persone e cause interessate. La Spagna, che, attenta a ribadire il suo predominio in Italia, guatava in sinistro questa republica che gliel contendea, soffiava nel fuoco; rifiutò l'ambasciadore veneto come scomunicato; il duca d'Ossuna diceva a Paolo V che i Veneziani non bisognava contarli per cristiani, giacchè spesso aveano conchiuso trattati coi Turchi, espulso i Gesuiti, cozzato col papa, parteggiato cogli eretici di Francia e d'Olanda. Di rimpatto Enrico IV stimolava i Veneziani a suscitare disordini ne' dominj spagnuoli. Più li favorivano l'Inghilterra, l'Olanda, il conte di Nassau, i Grigioni, avversi al papa, e spinti dai predicanti, che speravano in quei dissidj un'occasione di impiantare la Riforma in Italia, cioè proprio nella sede del cattolicismo.
      La franchigia di commercio, per cui Armeni, Turchi, Ebrei v'erano egualmente i ben venuti, favoriva a Venezia l'indifferenza religiosa. L'autore del Discorso aristocratico sopra il governo dei signori Veneziani assicura che, venendo a morte un Luterano o Calvinista, permetteasi fosse sepolto in chiesa, e i parroci non se ne faceano scrupolo; aggiunge però: «Non ho mai conosciuto alcun veneziano seguace di Calvino o di Lutero od altri, bensì d'Epicuro e del Cremonini, già lettore nella prima cattedra di filosofia nello studio di Padova, il quale assicura che l'anima nostra provenga dalla potenza del seme, come le altre dell'animal bruto e per conseguenza sia mortale. Seguaci di questa scelleratezza sono i migliori di questa città, ed in particolare molti che hanno mano nel governo».
      La proibizione de' libri rovinava le stamperie, che a Venezia erano in gran fiore.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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