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      Contro il papa e contro Gesuiti e Cappuccini predicava pure frà Fulgenzio Manfredi minorita, il quale poi andato a Roma con salvocondotto, ottenne ricevimento cortesissimo e l'assoluzione: poi repente fu arrestato dal Sant'Uffizio, e trovatogli libri proibiti, scritture ereticali e carteggi d'intelligenze col re d'Inghilterra, fu appiccato ed arso.
      Secondava al Sarpi frà Fulgenzio Micanzio da Passirano presso Brescia, predicando con tale franchezza, che il medico Pietro Asselineau d'Orleans, dimorante in Venezia e caldo in quei maneggi, per cui spesso scriveva consulti invece di frà Paolo, ebbe a dire: «Pare Dio abbia per l'Italia suscitato un altro Melantone o Lutero»232. Fece egli il quaresimale nel 1609 «con libertà, verità e gran concorso di nobiltà e popolo, a dispetto del nuncio e delle sue rimostranze», come scriveva Duplessis-Mornay.
      Alle scritture che, in occasione dell'interdetto, pubblicavansi contro Roma, esultavano i Protestanti; Melchiorre Goldast, Gaspare Waser, Michele Lingeslemio, Piero Pappo ne esprimevano congratulazioni, faceanle tradurre e divulgare; lo Scaligero viepiù, il quale scriveva: «Il signor Carlo Harlay di Dolot m'ha detto di aver portato libri di Calvino a diversi signori di Venezia, dove già molti hanno la cognizione degli scritti nostri»; e divulgavasi la profezia di Lutero nell'esposizione del salmo XI: «A Venezia sarà ricevuto il vangelo: e i poveri e gli oppressi cristiani liberamente si sostenteranno e nutriranno, sicchè la Chiesa si moltiplichi».
      Chi abbia vissuto appena questi ultimi anni, sa come le controversie con Roma o l'avversione ad un papa infondano ardire e lusinghino speranze di rompere colla Chiesa. Chi ciò cercasse non difettava in Venezia, quali Ottavio Menino di San Vito, legale lodato e poeta latino, che molto scrisse in proposito dell'interdetto, ed eccitava il Casaubono a fare altrettanto; Antonio Querini, autore dell'Avviso pernicioso; l'erudito Domenico Molino; Alessandro Malipiero, «uomo d'una pietà senza fuoco e senza superstizioni, che era solito ogni sera accompagnare il Sarpi, a cui portava un amore e venerazione singolare, che era tra loro vicendevole»233. Aggiungiamo don Giovanni Marsilio, gesuita napoletano apostato, che colà rifuggito, continuava a celebrar messa, benchè sospeso dal pontefice.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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