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      «Jeri morģ don Giovanni Marsilio, (scriveva frą Paolo, di Venezia il 18 febbrajo 1612). Li medici dicono, che sia morto di veleno; di che io, non sapendo innanzi, altro non dico per ora. Hanno bene alcuni preti fatto ufficio con esso lui che ritrattasse le cose scritte; ed egli č sempre restato costante, dicendo avere scritto per la veritą, e voler morire con quella fede. Monsieur Asselineau l'ha molte volte visitato, e potrą scrivere pił particolari della sua infirmitą, perchč io non ho possuto nč ho voluto per varj rispetti ricercarne il fondo. Credo che, se non fosse per ragion di Stato, si troverebbono diversi, che salterebbono da questo fosso di Roma nella cima della Riforma: ma chi teme una cosa, chi un'altra. Dio perņ par che goda la pił minima parte de' pensieri umani. So ch'ella m'intende senza passar pił oltre».
      Questi, e Leonardo Donato, Nicola, Pietro, Giacomo Contarini, Leonardo Mocenigo ed altri aveano ritrovi in casa d'Andrea Morosini, ove dibatteano le controversie d'allora circa l'autoritą regia e la papale, avversi del pari alle esorbitanze romane come alla prevalenza spagnuola. Vi davano appoggio ed incitamento l'ambasciatore d'Inghilterra ed il famoso Bedell suo cappellano, il quale tradusse da frą Paolo la Storia dell'Interdetto e quella dell'Inquisizione, e studiavasi d'introdurre la Riforma, continuando la pratica anche dopo che Venezia si fu rassettata col papa. Il nunzio Ubaldini nel novembre 1608 avvisava il cardinale Borghese come fossero partiti per Venezia due predicanti ginevrini, sicuri di avervi liete accoglienze da alcuni nobili, ma poi aveano ricevuto ordine di tornar indietro.
      Giovanni Diodati, che menzionammo discendente da profughi lucchesi, dalla Chiesa di Ginevra deputato al sinodo di Dordrecht nel 1618, ed eletto, benchč straniero, a redigerne le deliberazioni, avea procurato la versione della Storia del Concilio di Trento di frą Paolo; e a lui di queste intelligenze dando informazione, il Bedell soggiungeva: Ecclesię venetę reformationem speramus, e lo esortava a recarsi colą, dove lo sospiravano l'ambasciator suo e frą Paolo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantł
Utet
1866 pagine 895

   





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