E da questo crederonsi esibiti i materiali al libello inglese di Eduino Sandis sullo stato della religione in Occidente, ove non ravvisa che superstizione e inezie nella pietą dei Cattolici, e massime degli Italiani. Ugo Grozio, lodando grandemente quel libro, scriveva: Sandis quę habuit scripsit ipse, sed ea ex colloquiis viri maximi fratris Pauli didicerat. Item ad quędam capita notas addidit, jam egregias in defęcando lectorum judicio236.
Esso Grozio, stando ambasciadore in Isvezia, ebbe in mano, e trascrisse a varj amici questo passo di lettera 12 maggio 1609 del Sarpi al Gillot, canonico della santa Cappella di Parigi, che scrisse sul Concilio di Trento e sulle libertą gallicane; Si quam libertatem in Italia aut retinemus aut usurpamus, totam Francię debemus. Vos et dominationi resistere docuistis, et illius arcana patefecistis. Majores nostri pro filiis habebantur olim, cum Germania, Anglia et nobilissima alia regna servirent: ipsique servitutis istrumenta fuere. Postquam, excusso jugo, illa ad libertatem aspirant, tota vis dominationis in nos conversa est. Nos quid hiscere ausi fuissemus contra ea quę majores nostri probaverant, nisi vos subvenissetis? Sed utinam omnino subsidiis vestris uti possemus!237.
Quando il Priuli ambasciatore veneto tornava di Francia, moltissimi libri ereticali furono imballati da Francesco Biondi suo segretario, il quale poi passņ col De Dominis in Inghilterra, e apostatņ. Successe ambasciatore in Francia quell'Antonio Foscarini, che finģ decapitato per isbaglio, e ch'era molto legato cogli Ugonotti. Poi dič luogo al cavaliere Giustiniani, che frą Paolo indica come papista, soggiungendo che perciņ «conviene servirsi di quello di Torino per far qualche cosa di bene per la religione»238.
Questo residente a Torino era Gregorio Barbarigo, tutta cosa di frą Paolo, che lo giudicava «una delle pił tranquille anime che abbia non solo Venezia ma forse l'Italia»; ma presto fu spedito in Inghilterra ove morģ, surrogandogli il Gussoni, col quale frą Paolo avvertiva il Groslot di non comunicare «le cose di evangelio, se non in quanto fossero congiunte con quelle di Stato e di governo». E sempre con questa bilancia pesa egli i differenti ambasciatori.
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