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      Perciò nè storica, nè ecclesiastica è la sua intuizione della gerarchia, della giurisdizione spirituale, del primato, della scolastica, del monachismo, e via discorrendo. La gerarchia non fa consolidata che per ambizione de' papi, e debolezza e ignoranza de' principi; nè fruttò giovamento ai popoli, bensì oppressione e tirannia: non che il clero favorisse il sapere, l'arte, l'umanità nel medioevo, usufruiva a puro suo vantaggio i collegi e le scuole. Nel ribatter ostinato le pretensioni della Corte romana, neppur s'avvide che il rinnovamento di esse era un'espressione dell'iniziato restauramento religioso.
      Marc'Antonio De Dominis, che, come nato in Dalmazia, dominio veneto, contiamo fra gli italiani non meno del Vergerio, studiò a Loreto nel collegio degli Illirj, poi a Padova: a vent'anni entrato ne' Gesuiti a Verona, lesse retorica e filosofia in Brescia, matematica in Padova; ma più volte castigato per indisciplina e superbia, uscì di quella compagnia. Clemente VIII, su proposizione di Rodolfo II, lo pose vescovo di Segna in Dalmazia il 1596: Paolo V lo trasferì arcivescovo di Spalatro, cioè primate della Dalmazia e della Croazia. O credendosi non abbastanza venerato da' suoi suffraganei, o accattabrighe per indole, vivea scontento, pretendeva ricondurre il clero all'apostolica semplicità; scrisse contro di Paolo V a difesa de' Veneziani, ed avendovi mostrate opinioni eterodosse, rinunziò al vescovado, e passò a Venezia, donde nei Grigioni, poi ad Eidelberga, infine a Londra, ove Giacomo I gli conferì ricchi benefizj, e lo creò decano di Windsor. Egli professava volere adoprarsi a rimettere in concordia le varie sette cristiane, ma in realtà cercava libertà di studj e credenze.
      Ivi compilò due volumi de Republica Christiana. La repubblica ecclesiastica comprende la monarchia del pontefice, l'aristocrazia de' vescovi, la democrazia di tutti i fedeli, ognuno de' quali, se lo meriti, può divenir vescovo260. Gli eterodossi alterarono quest'armonia, ed uno de' più audaci fu il De Dominis, che nella Chiesa romana ammette un primato d'onore, non di giurisdizione; tutti i vescovi avere egual pienezza di autorità e giurisdizione: ma nè il papa nè i vescovi hanno il potere esplicito senza l'universalità dei fedeli: democrazia talmente estesa, che il Concilio richiederebbe la presenza di tutti i credenti.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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