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      Il grosso dei Grigioni essendosi sottratto al cattolicismo, aveva in uggia l'Austria e la Spagna, e guardava l'amicizia dei Francesi come fondamento di libertà; sicchè prevalsero i Salis, e venne rinnovata con Enrico IV una lega di offesa e difesa, nella quale non facevasi eccezione veruna a favore del milanese.
      Con questo ducato i Grigioni nel 1603 aveano stretto una convenzione di buona vicinanza, per la quale il commercio non troverebbe impedimento; essi non consentirebbero il passo ad esercito che venisse contro il milanese; questo in compenso dirigerebbe il transito delle merci pel paese delle Leghe. All'udire dunque della nuova convenzione coi Francesi, gran lamento alzò il conte di Fuentes, il più memorabile fra i governatori spagnuoli di Milano, umore guerresco, che nel cuor della pace teneva numerosissimo esercito, e operava colle prepotenze d'un governo militare. Egli mandò minacciando i Grigioni di trattarli da nemici, e a nulla approdando colle parole, si pose a fabbricare un fortalizio, detto dal suo nome, appunto là dove la Valtellina e il Chiavennasco confluiscono al lago di Como: sicchè dominando que' passi, poteva impedire alla Rezia i viveri ed il commercio, come chiuder l'adito ad ogni esercito che di là venisse. Quella striscia di territorio spettava in fatto al milanese, ma il duca Francesco II Sforza avea stipulato coi Grigioni non si porrebbe veruna fortificazione in quel giro. Ne mossero dunque reclamo i Grigioni, ma il Fuentes, non che badarvi, finì e presidiò il forte, e coll'adunare genti e navi all'estremo del lago di Como, confermò la voce che volesse ricuperare la Valtellina al ducato di Milano296.
      Queste pratiche davano l'ultimo tuffo alla Valtellina: le Leghe vi crebbero guarnigioni; ad ogni ombra davano corpo; e subillate e sostenute dai novatori, lieti che i loro religionarj crescessero in autorità, disponevano come donni e padroni, e arrogatasi la nomina degli ufficiali, mandavano magistrati di più che bassa mano, i quali soperchiavano, non curando d'esser amati, purchè temuti.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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