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      Il contado di Bormio era stato immune dalla strage: ma per essere quella santa risoluzione a Dio dedicata311, anch'esso venne a quel che chiamavasi il partito santo, il partito di Dio.
      Quei di Poschiavo non aveano preso parte al macello, ma pił tardi vedendo non potere altrimenti liberarsi dai Protestanti, meditarono scannarli: e Claudio Dabene, cameriere del Robustelli, fiero di lingua e di mano, entratovi uccise quanti potč sorprendere: del che domandato in giudizio, fu sostenuto a Tirano, ma ben presto dimesso. Leggo nello Sprecher e nel Quadrio che il curato fosse complice dell'assassinio; ma pił volentieri credo al cronista Merlo, il quale racconta che esso curato Beccaria aprisse il presbitero per ricoverarvi gli eretici cercati a morte.
      I Valtellinesi in generale ragunata sortirono al grado di capitano della valle e governatore Giacomo Robustelli, con ducento scudi il mese «per aver cominciato l'impresa di nostra libertą con sue gravi spese e danno»: suo luogotenente il Guicciardi; e sentendo imminente il pericolo, sfondarono i ponti, bastionarono borgate, steccarono accessi, fecer uomini, armi, denaro; mandarono ambasciadori ai Cantoni Svizzeri, al nunzio apostolico in Lucerna, al papa, all'arciduca Leopoldo d'Austria, e lettere a tutti i popoli cattolici, per loro mentosto giustificazione che vanto. Pił tenevano raccomandati al duca di Feria i soccorsi che diceano promessi: ma mentre gli altri governi temeano da questo sangue la prevalenza di Spagna, il duca spagnuolo stava colle mani giunte o non volesse far manifesto d'aver intesa coi Valtellinesi in quel che la coscienza riconosceva per gran misfatto, o attendere finchč avessero dato segno di valore, prova di fermezza, speranza di esito prospero, e mostrato se dovesse il mondo chiamarli ribelli od eroi.
      I Grigioni, che in Chiavenna stavano in grosso numero, come intesero la strage, ebbero tempo di pararsi in difesa, e farsi dai natii giurar fedeltą; onde quel contado rimase immacolato di sangue.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantł
Utet
1866 pagine 895

   





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