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      Il potere dei principi divenne eccessivo, perchè cessava l'opposizione e il sindacato del clero. Si rinfacciò ai papi di dire «La Chiesa son io», ma allora i re dissero «Lo Stato son io», e dalla monarchia restò non solo ristretto il papato, ma soffogato il popolo. I papi del medioevo soli erano capaci d'esercitare l'arbitrato europeo perchè capi della società conservatrice e propagatrice del vero ideale, capi civili delle nazioni non per forza d'arme ma coll'autorità della parola. Per quanto però ristretti, rimasero non solo re di Roma, ma cattolici, e quindi di nessun partito, e desiderosi dell'accordo di tutte le potenze cristiane; accordo che solo avrebbe potuto risparmiare all'Europa odierna la vergogna d'aver fra' suoi uno Stato che professa la poligamia, gli eunuchi, la potestà assoluta, la pirateria, e che la maggior reliquia del culto cristiano rimanga in mano de' Turchi.
      Un secolo che era cominciato nel modo più grandioso, colla scoperta d'un nuovo mondo e la rapida conversione di quello, con tanto rigoglio dell'arti e delle lettere, trovossi325 tuffato nella quistione religiosa, dietro a cui la confusione degli spiriti, l'anarchia degli atti, la tirannide ammantata dal pretesto di reprimerla, il fanatismo persecutore; sicchè, invece di poter congiungere la libertà cittadina coll'indipendenza religiosa, fu duopo combattere dentro e fuori la barbarie che parea rinnovarsi.
      Che la Riforma causasse prosperamento degli studj e delle lettere vien negato anche in altri paesi, benchè ivi coincidesse con quel che dapertutto chiamossi il risorgimento. Ma l'Italia era già prima a capo del mondo civile; da tre secoli studiava il suo san Tommaso, da due leggeva Dante e il Petrarca suoi; aveva prodotto Colombo e Cesalpino, educati Copernico e Vesalio; stava compiendo la maggior basilica del mondo, attorno alla quale sorgeano le meraviglie del Mosè, della cappella Sistina, delle Logge Vaticane; glorie accompagnate da quelle del Tiziano e del Correggio, dell'Ariosto e del Caro; le sue Università traevano studiosi da tutto il mondo; Erasmo vi ammirava cattedre di greco326, d'arabo, d'ebraico: e la nostra repubblica letteraria concedeva la cittadinanza anche a quei dotti che nazionalmente si chiamavano barbari327.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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