Cercarono scuoter gl'ingegni i Gesuiti introducendo scuole con metodi nuovi, con ingegnosi artifizj, col rendere piacevole l'insegnamento, come s'è costretti fare allorchè la voglia n'è rintuzzata: ma lo scopo loro era l'educazione, più che l'istruzione; piegar le volontà, ancor più che affinare gli intelletti: e presto ebbero gl'inconvenienti delle scuole legali; e il mal gusto, se non vi fu originato, non vi fu combattuto dall'artificiosità dello stile e de' componimenti; da una certa lecornia, distinta dalla vera eleganza; dal belletto, surrogato ai robusti colori della sanità.
Dopo ciò si pena a credere che, nel secolo nostro, l'Istituto di Francia abbia premiato una memoria dove s'è potuto sostenere, dirò piuttosto asserire che la Chiesa era sempre stata capitale nemica dei lumi; che «le nazioni erano da essa mantenute attentamente in un'ignoranza, propizia alla superstizione: che, per quanto possibile, lo studio era reso inaccessibile ai laici: che quel delle lingue antiche era tenuto come una mostruosità, un'idolatria: che la lettura delle sante scritture era severamente vietata328». E c'è un vulgo che lo ripete. Viepiù fa stupore che un pensator cattolico, il Gioberti, in Lutero vedesse tre doti:
1. D'aver voluto restituire la loro primitiva grandezza alle idee di Dio e di Cristo, menomate dagli scolastici; 2. d'avere, non che conosciuto, ma agguagliato il suo secolo, benchè non giungesse a superarlo, come superollo Soccino; 3. nell'evoluzione logica dell'eresia luterana scorgersi il predominio della ragione (discorso) sulle potenze inferiori; privilegio dell'Italia, alla quale pertanto si compete l'onore del luteranismo.
Se con ciò s'intende il libero uso della ragione, l'aveano ben prima i nostri, e lo mostrammo; ma troppo ci corre dall'esame del vero, dallo scherzo, dalla satira alla negazione sistematica e riottosa.
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