Per ovviare gli abusi si restrinse la primitiva libertà degli scritti; si ebbe paura del pensiero come forza o sterminatrice o repressiva; si sentì bisogno di ricorrere alla podestà principesca, che schiacciava le eresie, ma nell'abbraccio soffogava la Chiesa.
Il clero, vedendo perire le libertà del medioevo sotto la pressione principesca credette salvarsi coll'associarsi all'assolutismo regio, il quale così trionfò. Ed oggi altrettanto vorrebbesi farlo associare all'assolutismo democratico, che trionferebbe se esso cessasse di resistervi.
L'Italiano, che bada ai fatti non alle declamazioni; che, fra questa tirannide dell'opinione, osa ancora ascoltare la coscienza e serbare convinzioni, rabbrividisce allorchè osserva la conformità dell'età nostra con quella del Cinquecento che venimmo divisando, e quali terribili rimedj, e quanti patimenti di due secoli furono necessarj per chetare la turbolenza, e ripristinare quell'ordine che le popolazioni desiderano anche più della libertà.
Sarà necessario altrettanto oggi? A questa frenesia d'una libertà astratta, che le libertà individuali sagrifica tutte all'opinione di piazza, alla statolatria, alle apparenze, bisognerà che succeda lo spossamento, come al delirio fremente succede il delirio tremante? Se, come vuole Fontenelle, l'uomo non giunge al vero che dopo esauriti tutti i possibili errori, ancora lunga serie ne resta; e se ciascuno bisognerà che produca la sua messe di disordini e di infelicità, alla misera generazione nostra avrà a portare invidia quella de' nostri figliuoli.
Ma a chi ci dipinge l'odierno sfasciarsi della società nella sua parte morale: quando, sentendo scosse le fondamenta, ognuno cerca nelle nebbie del futuro qualche crisi alla malattia d'una società corrotta, scettica, sbranata dai partiti, noi offriamo il quadro di essa ai giorni di Lutero.
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