Eppure Galileo fu ammirato subito come astronomo, e sol tardi come meccanico. Per riconoscer il primo merito bastava l'occhio; per l'altro occorre penetrar seco in ricerche elevate; per quello l'entusiasmo popolare lo acclamava; per questo era contrariato dai sapienti, sconosciuto, fischiato. E non solo dai concittadini, caso troppo ordinario; ma il gran Cartesio, che viaggiava onde ne' colloquj co' dotti raggiungere la verità, venne a Firenze quando Galileo era nel maggior rinomo, e non cercò tampoco vederlo: in una lettera al padre Mersenne mostra conoscerne le opere, ma non avervi trovato cosa degna di serio esame.
Tanto vale il giudizio dei contemporanei! e una prova ce ne darebbe in Galileo stesso, che, mentre dice che alle magagne del sistema di Tolomeo rimedia il copernicano, non accenna che il vero medico n'era Keplero collo sbandir tutti quegli eccentrici ed epicicli; nè di lui fa cenno che una volta sola nei dialoghi, per combattere come assurda e inetta e degna di star fra le cause occulte l'ipotesi d'attribuire la marea alla combinata azione della luna e del sole, mentre Galileo l'assegnava al doppio movimento della terra336. Quest'ingiustizia non iscusa in parte le usategli da suoi connazionali?
Se i più con Tolomeo tenevano che piana fosse, e immobile stesse la terra, e attorno ad essa rotassero i pianeti, pure non erano mai mancati fautori al sistema, già dato dall'antichissimo Pitagora, che fa la terra rotonda e girante attorno al sole, centro immobile. Più volte noi in libri di tutt'altro intento cercammo inaspettatissime rivelazioni scientifiche. A tacer di Dante, che riconosce gli antipodi e l'attrazione centrale, il beato Giordano da Rivalta, predicatore del secolo xiv di cui parlammo, dice: «Chi fosse sotto alla terra, all'altra faccia del mondo di sotto, si terrebbe i piedi suoi incontro a' piedi nostri, e le piante de' piedi suoi si pareggerebbero colle nostre.
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