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Rappresentavansi mascherate per celiare le lune di giove; la corte di Francia esibiva doni a Galileo se trovasse astri da chiamare borbonici, come medicei aveva intitolati quelli; e allorchè egli, lasciando cascare un grave dalla torre inclinata di Pisa, convinse d'erroneo il teorema d'Aristotele che proporzionava la celerità al peso, destò tale un vespajo, che dovette da quell'Università migrare a quella di Padova, sotto un governo che alle opinioni filosofiche usava la tolleranza che negava alle politiche.
Esperienza, esperienza, esclamavano altri: un sasso gittato in alto non ricadrebbe tante miglia lontano quante la terra ne girò in quell'istante? l'uccello spiccatosi dal suo nido, saprebbe più ritrovarlo se la terra si fosse roteata sotto di lui? Inoltre non è accertato che la luna gira attorno alla terra? perchè essa sola avrebbe tal proprietà? Alessandro Tassoni, pensatore così sagace e indipendente, faceva questa objezione, che, ridicola oggi, pure molti allora cattivò: «Stiasi uno nel mezzo d'una camera fermo, e miri il sole da una finestra prospiciente a mezzogiorno. Certo se il sole sta fermo nel centro e la finestra gira con tanta velocità, in un istante sparirà il sole da' colui occhi». Il Vieta, perfezionatore dell'algebra, intelletto eminentemente filosofico, nell'Harmonicum cœleste che giace autografo nella Magliabechiana, sostiene che il sistema di Copernico deriva da una geometria fallace. Montaigne diceva «che non ci dee calere qual sia il sistema più vero dei due, e chi sa che una terza opinione da qui a mill'anni non rovesci le due precedenti?». Cartesio lo negò in alcun luogo. Gassendi non ardì proclamarlo, perchè il vide tanto contraddetto: Bacone lo derise come ripugnante alla filosofia naturale. Claudio Berigardo francese, professore a Pisa e a Padova, e autore dei Circoli pisani, reputato fra i più arguti pensatori in filosofia, lo confutò nelle Dubitazioni per la immobilità della terra.
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