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      Accettando questi fatti, ed escludendo le interpretazioni, che saranno smentite da tutta la nostra esposizione, appare che non poteva il Galileo essere in odore di santità presso il clero: pure ci è noto che il padre Foscarini, il padre Castelli, monsignor Ciampoli, il cardinale Conti e molti Gesuiti onorarono lui e le sue scoperte: a Roma fu sempre accolto con benevolenza e onorato da' Lincei; quando inventò il cannocchiale, i cardinali, smaniosi di vederlo, pregavanlo a recarvelo; il papa, al quale s'inginocchiò secondo l'uso, lo fe tosto alzare, prima che dicesse pur una parola: e il cardinale del Monte scriveva al granduca: «Il Galileo ne' giorni ch'è stato in Roma ha dato di sè molte soddisfazioni, e credo che anch'esso n'abbia ricevute, poichè ha avuto occasione di mostrar sì bene le sue invenzioni, che sono state stimate da tutti i valentuomini e periti di questa città non solo verissime e realissime, ma ancora meravigliosissime. E se noi fossimo in quella epoca romana antica credo che gli sarebbe stato eretta una statua in Campidoglio per onorare l'eccellenza del suo valore».
      In quell'occasione Galileo vi conobbe san Giuseppe Calasanzio, il quale diceva che il mondo diverrebbe un paradiso se tutti imparassero a leggere, scrivere e il catechismo. Ma quella ciurma che pare destinata dalla Provvidenza a far espiare il genio, cominciò a metter ombra ai timorati contro il sistema fin allora non sospetto; insulsi predicatori lo tacciarono d'una curiosità profanatrice346.
      Roma che, in tempi di contenziose innovazioni, non può rimanersi indecisa nella proclamazione del vero, doveva adombrarsi d'un filosofo, che le operazioni dell'intelletto sottometteva affatto alle leggi naturali, poichè ciò traeva in pericolo anche le verità metafisiche e morali. Il proclamare che bisogna attenersi unicamente all'esperienza, cioè ai sensi, se recava a dubitar del sopranaturale, autorizzava a chiedere come mai l'esperienza possa dimostrare che la materia è eterna, che essa genera il pensiero, che non Dio, non l'anima esistono.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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