Finchè il moto della terra rimaneva ipotesi, non era essa in necessità di combinarlo coi passi scritturali, bensì quando fosse dato per certo. Ma se cominciasse ad acconciar i testi a tale significazione, troverebbesi condotta alla necessità di modificare l'intelligenza della Scrittura secondo modificavansi i sistemi fisici; nell'Università medesima si sarebbero dati al medesimo testo due sensi differenti, perchè vi si dibatteano due sistemi; e massime che le prove non erano perentorie. Saviamente il cardinale Baronio diceva: «La Scrittura insegna come si salga al cielo, non come il cielo sia fatto»: ma troppo spesso gli interpreti ebbero la smania di ravvisare nella Bibbia più di quel che vi appare, al modo che Macrobio, Servio, Gellio, Donato usavano coi classici; ed era comune dottrina che vi si trovasse un senso letterale, uno allegorico, uno morale, uno anagogico. Di ciò aveano fatto uso e abuso gli scolastici per le loro temerarie curiosità, ed ecco or minacciato il rinnovarsi di quegli eccessi.
Era un tempo di transizione fra le credenze del medioevo, e la scienza dell'evo moderno; tempo perciò d'incertezza e di lotta. Al medioevo, che noi ci sforzammo di mostrare tutt'altro da quel che i pedanti lo denigrano, come un gran vuoto fra l'antichità e i tempi moderni, non mancarono mai cultori della scienza. Alcuni s'accontentavano dell'antica, traducendo, commentando, attenendosi all'ipse dixit. Altri, pur appoggiandosi ai classici, pretendeano all'indipendenza e al progresso, preparando materiali per un edifizio che, simile alle cattedrali d'allora, sarebbe compito sol col volgere de' secoli. Altri invece, rinnegando di proposito i vecchi, novità scientifiche ed arcani naturali chiedeano ad arti strane, all'ispirazione, alle scienze occulte, creando sistemi assurdi, teorie impossibili.
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