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      Il pareggiare una innovazione filosofica ad un delitto sociale, non era un abuso, ma facoltà conferita dalla legge civile e canonica, riconosciuta e convalidata dalla coscienza pubblica.
      E il torto di Galileo consistette appunto nel volere, come fa specialmente in una lettera alla granduchessa, mescolare le verità rivelate colle scoperte fisiche, le considerazioni teologiche colle disquisizioni scientifiche, e insegnare in qual senso fossero a intendere i passi scritturali; a questi appoggiar teoremi che richiedevano dimostrazioni del calcolo e dell'esperienza. Che la Scrittura rivelata adotti le forme e le credenze popolari per farsi intelligibile, è consentito da tutti; e già Dante cantava nel iv del Purgatorio:
     
      Per questo la Scrittura condescendeA nostra facoltate, e piedi e mano
      A Dio attribuisce, ed altro intende.
     
      Ma Galileo diceva che «nella Scrittura si trovano proposizioni false quanto al nudo senso della parola; che essa si espresse inesattamente sin in dogmi solenni per riguardo all'incapacità del popolo; che nelle dispute naturali essa dovrebb'essere riserbata nell'ultimo luogo, prevalendo l'argomento filosofico al sacro»347.
      Temendo che la scienza non si ingrandisse che per far guerra a Dio, i buoni se ne sbigottivano sin a repudiarla; solo dappoi gl'intelletti migliori compresero che la fede non ha paura di veruna dottrina; che la critica storica può mostrarsi indipendente e imparziale senza divenire irreligiosa; laonde delle vulgarità che si lanciarono contro la Chiesa a proposito di Galileo fe ragione il buon senso, distinguendo le asserzioni semplici dagli articoli di fede, i divieti positivi e necessarj dai provvedimenti prudenziali e disciplinari, gli oracoli della Chiesa dalle deliberazioni di un tribunale particolare.
      Al quale il Galileo fu denunziato quasi asserisse, egli o i suoi, che Dio è un accidente non una sostanza, non un ente sensitivo, e che i miracoli non sono letteralmente tali; onde il papa proferì: «Perchè cessi ogni scandalo, la Sacra Congregazione citi Galileo e l'ammonisca».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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