«Ma perchè alla causa mia viene annesso un capo che concerne, non più alla persona mia che all'università di tutti quelli che, da ottant'anni in qua o con opere stampate o con scritture private o con ragionamenti pubblici e predicazioni o anche in discorsi particolari avessero aderito e aderissero a certa dottrina e opinione non ignota a V. S. I., sopra la determinazione della quale ora si va discorrendo per poterne deliberare quello che sarà giusto e ottimo, io, come quegli che posso per avventura esserci di qualche ajuto per quella parte che dipende dalla cognizione della verità che ci vien somministrata dalle scienze professate da me, non posso nè debbo trascurare quell'ajuto, che dalla mia coscienza come cristiano zelante e cattolico mi vien somministrato. Il qual negozio mi tiene occupato assai, e non senza profitto... Jeri fu a trovarmi in casa quella stessa persona che, prima costà dai pulpiti, e poi qua in altri luoghi aveva parlato e macchinato tanto gravemente contro di me: stette meco più di quattr'ore, e nella prima mezz'ora che fummo a solo a solo cercò con ogni sommessione di scusar l'azion fatta costà, offrendosi pronto a darmi ogni soddisfazione. Poi tentò di farmi credere non essere stato lui il motore dell'altro motore qui. Intanto sopraggiunsero monsignor Bonsi nipote dell'ecc. e rr. cardinale, il canonico Venturi e tre altri gentiluomini di lettere: onde il ragionamento si voltò a discorrere sopra la controversia stessa, e sopra i fondamenti sopra i quali si era messo a voler dannare una proposizione ammessa da santa Chiesa da tanto tempo. Dove si mostrò molto lontano dall'intendere quanto sarebbe bisognato in queste materie, e dette poca soddisfazione ai circostanti. I quali dopo tre ore di sessione partirono, ed egli restato tornò pure al primo ragionamento, cercando dissuadermi quello che io so di certo».
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Bonsi Venturi Chiesa
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