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      Moriva fra ciò Gregorio XV e nel conclave del 1623, avendo la Spagna dato esplicitamente l'esclusione al cardinal Federico Borromeo, che nell'arcivescovado350 suo di Milano avea zelato le prerogative ecclesiastiche, risultò eletto Matteo Barberini fiorentino, che si chiamò Urbano VIII. Uom di mondo, arricchitosi ne' traffici; per disposizione naturale e per istudio del diritto e per usata con persone esperte, acquistò pratica delle cose diplomatiche, e più vi s'addentrò stando nunzio in Francia, dove già fin d'allora trattavansi gli affari di tutta Europa. Assunto papa in età fresca, con salute atletica; grande, bruno, venerabile d'aspetto, elegante nel vestire, di modi e moti aristocratici, parlava bene e su tutte le materie; acuto ad assalire, pronto a difendersi, scherzi e lepidezze amava più che la sua dignità nol comportasse, e più che nol lasciasse aspettare la irreprovevole sua condotta; prendeva in beffa e anche in ira chi gli contraddicesse, ma facilmente deponeva lo sdegno. Dilettavasi de' poeti moderni, poeta egli stesso, senza che ciò lo stogliesse dagli studj severi. Chiamò di Germania i dotti Luca Olstenio ed Abramo Eikellense, di Levante Leone Allacci, oltre il fior degli Italiani; agli ecclesiastici interdisse i traffici scolareschi; pubblicò migliorato il Breviario romano, correggendone egli medesimo gl'inni. Diffidava di quei che lo circondavano e massime de' diplomatici e de' cardinali addetti a questo o a quel principe, e non parole ma ne volea espresse dichiarazioni. Sebbene parlasse con tal aria ingenua, che ispirava fiducia a coloro che ancor credessero possibile in un principe la sincerità, in fatto dissimulava i proprj divisamenti. Sentendo alto di sè, non volea concistoro, non consulta, ma veder tutto da sè, e diceva: «Io intendo gli affari meglio di tutti i cardinali». Franco nel disapprovare i suoi predecessori; gli si faceva un objezione tratta da antiche costituzioni papali? rispondeva: «La decisione d'un papa vivo val meglio che quella di cento papi morti»; voleasi fargli adottare un'idea? bisognava esibirgli la contraria.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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