Amò la pace, anche perchè esausto l'erario; e pure, non che difender il suo Stato, lo rese minaccioso; vi unì il ducato d'Urbino, e se mostravangli i monumenti di marmo de' suoi predecessori, diceva: «Io ne erigerò di ferro»; pose Forte Urbano alle frontiere di Bologna, fortificò Roma; istituì a Tivoli manifatture di armi; arsenali e soldati a Civitavecchia, dichiarata portofranco, in modo che i Barbareschi venivano a vendervi le prede fatte sui Cristiani. Cercò frenare Casa d'Austria e Casa di Savoja per conservare la libertà d'Italia, che allora riponeasi nell'equilibrio fra le potenze prevalenti; si offrì mediatore fra Spagna e Francia, e davvero per tutta Europa era invocato arbitro, ma non che decorosamente sostenere sì sublime parte, cogli ambasciatori chiacchierava, dissertava anzichè stringere, e piegavasi dal sì al no per capriccio, non per ponderazione. Ma se condiscendeva nelle materie temporali, stava irremovibile dove si trattasse delle spirituali. Da San Benedetto di Polirone nel Mantovano fe trasferire le ceneri della contessa Matilde in Vaticano, ponendole un mausoleo dov'è effigiato Arrigo V ai piedi di Gregorio VII, allusione significativa dell'onnipotenza papale.
Essendo ancora nella porpora, avea egli scritto a Galileo il 15 giugno 1612, che leggerebbe i suoi libri «per confermarmi nella mia opinione che concorda colla vostra e ammirar con tutti il frutto del raro vostro intelletto»; fece versi in lode di esso; divenuto papa, lo raccomandò caldamente al granduca351 ed assegnò una pensione a lui e a suo figlio Vincenzo; accettò la dedica del Saggiatore di esso, stampato dai Lincei: l'esortò venisse a trovarlo, come ei fece la primavera del 1624, quando seco s'intertenne a lungo sopra le sue teorie astronomiche. Intanto Galileo avea scritto sulle macchie solari e sul flusso e riflusso, e mandandoli al granduca, rammenta la proibizione fattagli; malgrado quella, aver qui ragionato come se la terra si muova; ben vuole si consideri «come una poesia, ovvero come un sogno; tuttavolta anche i poeti apprezzano talvolta alcuna delle loro fantasie: io parimente fo qualche stima di questa mia novità».
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