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      .. Io non ho riferito al signor Galileo che la prossima spedizione della causa e la proibizione del libro, ma della pena personale non gliene ho detto niente per non affliggerlo, e anche sua beatitudine mi ha ordinato di non gliene conferire per non lo travagliar ancora...
      26 giugno. Il signor Galileo fu chiamato lunedì sera al Sant'Uffizio, ove si trasferì martedì mattina per sentire quel che potessero desiderare da lui, ed essendo stato ritenuto, fu condotto mercoledì alla Minerva avanti alli signori cardinali e prelati della Congregazione355, dove non solamente gli fu letta la sentenza, ma fatta anche abjurare la sua opinione. La sentenza contiene la proibizione del suo libro, come ancora la sua propria condannazione alle carceri del Sant'Uffizio a beneplacito di sua santità, per essersi preteso ch'egli abbia trasgredito il precetto fattogli sedici anni sono intorno a questa materia. La qual condannazione gli fu solo permutata da sua beatitudine in una relegazione o confine al giardino della Trinità de' Monti, dove io lo condussi venerdì sera, e dove ora si trova, per aspettar quivi gli effetti della clemenza della sua santità.
      3 luglio. Mi disse sua santità che, sebbene era un poco presto diminuirgli la pena, nondimeno s'era contentato di permutargliene prima nel giardino del granduca, ed ora che potesse arrivar fino a Siena, per star quivi in qualche convento a beneplacito... o appresso monsignor arcivescovo. Pensa poi di permettergli fra qualche tempo che se ne vada alla Certosa di Firenze.
     
      Egli stesso il Galileo dappoi, al 23 luglio, da Siena scriveva ad esso balì Gioli:
     
      Le scrivo spinto dal desiderio di liberarmi dal lungo tedio di una carcere di più di sei mesi, aggiunto al travaglio ed afflizion di mente di un anno intero, ed anco non senza molti incomodi e pericoli corporali; e tutto addossatomi per quei miei demeriti che son noti a tutti, fuorchè a quelii che mi hanno di questo e di maggior castigo giudicato colpevole.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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