Or nella sentenza di Galileo è detto: Judicavimus necesse esse venire ad rigorosum examen tui, in quo respondisti catholice. Volesse anche dir la tortura, poichè rispose catholice non gli fu inflitta. Galileo non si ostina: anche testè Proudon, amava meglio Galileo in ginocchio che in carcere; incalzato, non solo professa «non tener per vera la dannata opinione copernicana, e tener per verissima e indubitata l'opinione di Tolomeo, cioè la stabilità della terra e la mobilità del sole», ma fin dal primo interrogatorio dichiara: «Del non aver io poi tenuta nè tener per vera la dannata opinione della mobilità della terra e stabilità del sole, se mi verrà conceduta, come io desidero, abilità e tempo di poterne fare più chiara dimostrazione, io sono accinto a farla, e prometto di ripigliare gli argomenti già recati (per compiacenza di sottilizzare, ha detto innanzi) a favore della detta opinione falsa e dannata, e confutarli in quel più efficace modo, che da Dio benedetto mi verrà somministrato».
Abbastanza avrà patito quel grande nel vedersi obbligato a declinare le sue opinioni davanti a persone incompetenti e prevenute: perocchè la persecuzione ebbe i soliti effetti immorali; quei giudici disonorandosi col presumersi autorevoli in materie ad essi estranee, disonorandosi Galileo coll'abjurare opinioni di cui era convinto, e colla propria disdetta facendo credere ragionevole la persecuzione.
Deploriamo gli errori umani, condanniamo questa implacabile nimicizia de' mediocri contro gli alti ingegni, e l'insanabile debolezza degli amici contro l'operosità de' nemici361, ma non facciamone aggravio alla Chiesa, nè esageriamo i torti dell'Italia, attribuendo ad essa quel ch'è della natura umana. Forse non ebbe ben più serj travagli il gran Keplero? il quale in patria era atteggiato nelle burlette colla parte di buffone.
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