Per isfuggire lunghezze maggiori porterò qui a vossignoria alcune autorità di quelli che hanno scritto ne' primi cinque secoli, uomini dottissimi e che sono venerati anche da' Luterani, come gran maestri della Chiesa di Dio; per le quali si vede che la Chiesa romana di mano in mano ha sempre seguita e insegnata la vera fede insegnataci da Cristo, e che le sue dottrine non sono inventate dagli uomini dopo più secoli dalla fondazione della Chiesa, per politica, o per altri motivi e disegni umani, conforme senza ragione han preteso i suoi avversarj.
Tralascio quello che si ha negli atti del martirio di sant'Andrea apostolo descritti da' suoi discepoli, che furono presenti alla sua passione e morte, per ristringermi a' soli dottori. Nel primo secolo scrissero adunque sant'Ignazio vescovo e martire, e san Dionisio areopagita, ancor esso illustre per i medesimi pregi, ambedue contemporanei degli apostoli.
Il primo, nella sua epistola a' cittadini di Smirne, scrivendo di quegli eretici, i quali negavano che Cristo avesse vera carne, così dice: Eucharistias et oblationes non admittunt, quod non confiteantur eucharistiam esse carnem Salvatoris, quæ pro peccatis nostris passa est, quam pater sua benignitate suscitavit. Il secondo, nel libro De Hierarchia eccles. cap. 3, parte 3, oltre le molte cose che dice di questo sagramento, così a lui parla: O divinissimum et sacrosanctum sacramentum, abducta tibi significantium signorum operimenta aperi, et perspicue nobis fac appareas, nostrosque spirituales oculos singulari et aperto tuæ lucis fulgore imple. Una tale invocazione pazzamente, anzi empiamente si farebbe al sagramento, se questo fosse pane lavorato di frumenti, e non pane celeste e divino, qual è il corpo di Gesù Cristo.
Nel secondo secolo, cioè dal cento al dugento, fiorirono san Giuliano e sant'Ireneo.
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