Il primo nell'Apologia al capo 2 verso il fine, asserisce che quel cibo del quale ci alimentiamo, cioè il pane santificato dalla parola di Dio, è la carne del Signore; e le sue parole sono: Sic etiam per preces verbi Dei ab ipso eucharistiam factum cibum, ex quo sanguis et carnes nostræ per mutationem aluntur, illius incarnati Jesu et carnem et sanguinem esse edocti sumus. Il secondo, nel lib. iv, al capo 34, dice: quomodo constabit eis, eum panem, in quo gratiæ actæ sunt, esse corpus Domini sui. Sicchè l'uno e l'altro vuole che sia vera questa proposizione: Il pane consacrato è il corpo del Signore; ma senza la mutazione del pane nel corpo del Signore non può essere vera, poichè il pane rimanendo pane, mai non può essere il corpo del Signore, siccome abbiam detto di sopra. Nè io replicherò quest'argomento intorno alla seguente autorità, perchè lo stimo superfluo; potendo ognun vedere che tutte si tiran dietro le suddette mutazioni, se non vuol farsi volontariamente cieco per non vederlo.
Nel terzo secolo scrissero Tertulliano e san Cipriano. Il primo nel libro iv contro Marcione, dice di Cristo: Acceptum panem corpus suum facit dicendo: Hoc est corpus meum. Il secondo nel sermone De Cœna Domini dice: Panis iste, quem Dominus discipulis porrigebat, non effigie, sed natura mutatus omnipotentia verbi, factus est caro.
Nel quarto secolo scrissero Cirillo Gerosolimitano, Ambrogio vescovo di Milano, san Gregorio Nisseno, e san Gaudenzio. Il primo nella sua Catechesi 4. Mystagog, così dice: Aquam aliquando mutavit in vinum, et non erit dignus cui credamus quod vinum in sanguinem transmutavit? E poco poi dice: Sub specie panis datur tibi corpus, et sub specie vini datur tibi sanguis; e più abbasso: Hoc sciens et pro certissimo habens panem hunc qui videtur a nobis, non esse panem, etiamsi justus panem esse sentiat.
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