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      A questa pace finisce il rialzamento che la Chiesa cattolica avea ripigliato dopo il Concilio di Trento. Il principato temporale se ne compì e consolidò. Clemente VIII (1592-1605), che riaperse la Chiesa ad Enrico IV, e mediò la pace di Vervins, nel suo giubileo godette della conversione di molti Ebrei e Musulmani, e ricuperò Ferrara ch'era stata data in feudo; come Urbano VIII recuperò Urbino, Montefeltro, Gubbio, Pesaro, Sinigaglia; e fedele alla bolla Admonet vos di Pio V, che vietava di infeudar possessi ecclesiastici, li negò a' suoi Barberini, accontentandosi d'arricchirli di denari. Già Camerino era stato ripreso da Paolo III nel 1539; poi Innocenzo X nel 1649 riebbe Castro e Ronciglione; restando così compiuto lo Stato Pontifizio secondo la bolla di Pio V, con quanto territorio bastasse ad esercitare liberamente l'augusta sovranità papale.
      Quasi ristoro alle tante perdite, ampiamente si diffuse la Propaganda, che pose nuove sedi al Brasile, nella California, ai due lembi dell'Africa e nelle sue isole; i Gesuiti si spinsero nel Tibet, fra i Birmani, a Siam, a Malacca, al Tonchin, alla Cocincina.
      Ma cominciavano le riotte interne, e i principi anche cattolici non rispettavano più la supremazia religiosa, e negavano ai papi fin i riguardi di sovrani.
      Nelle conferenze che precedettero la pace di Westfalia avea avuto gran mano il cardinale Fabio Chigi senese, che poi divenne papa col nome di Alessandro VII. Un M. Lebrun stampò a Ginevra, colla data dell'Aja 1686, un viaggio in Isvizzera, ove narra che, nelle lunghe trattative co' principi e ministri protestanti, esso cardinale avea concepito stima della loro religione; e mentre prima avea pubblicato, col pseudonimo di Ernesto Eusebio, il Giudizio d'un teologo ove bistratta i dissidenti, allora rimase convinto che nelle loro dottrine nulla vi ha d'ereticale.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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