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      Radunatosi poi nel 1682 il clero francese, pubblicò la famosa Dichiarazione, che si tenne come simbolo della Chiesa Gallicana, sebbene in fatto non sia che una consulta di diritto canonico; dove, sancendo la onnipotenza del re, stabilivasi come antica consuetudine di Francia che la decisione del papa in materia di fede non sia irreformabile se non quando v'intervenga il consenso della Chiesa: il re gode il frutto de' benefizj vacanti, sinchè gl'investiti non abbiano prestato il giuramento.
      Luigi, che alla scenica sua magnificenza voleva accoppiare le campagne teologiche374, forte nella decisione del parlamento, che avea decretato non dover nessuno esser superiore al re, decretò che questi articoli fossero legge dello Stato, vietando d'insegnar altrimenti; e volle estenderli anche ai paesi che novamente acquistava.
      Era una nuova fase375 del conflitto fra Chiesa e Stato: e trentaquattro soli vescovi, ligi al re e radunati per comando del re, pretendevano insegnare alla Chiesa e al capo di essa quel che può o non può.
      E il fatto e il modo spiacquero al nuovo papa Innocenzo XI, che ricusò confermare i nuovi vescovi di Francia; e quando Bossuet, al modo d'un nostro contemporaneo, gli scriveva a nome de' vescovi, esortandolo «a cedere alla volontà del più cattolico dei re, e mostrare la bontà in un frangente, dove non c'era luogo a mostrar coraggio», Innocenzo rispondeva: Adversus vos ipsos potius pugnatis dum nobis in ea causa resistitis, in qua vestrarum Ecclesiarum salus ac libertas agitur. Il re, oltre assalirlo con molte scritture, mossegli querela per le franchigie. Gli ambasciatori aveano ottenuto l'immunità in Roma, per modo che i loro palazzi e le vicinanze fossero esenti dalla giustizia del paese. Tale garanzia, opportuna in tempi di violenza, degenerò in modo, che que' palazzi co' giardini e le piazze circostanti divennero asili di furfanti o di delinquenti, che di là insultavano le leggi e i magistrati; al punto che Roma ormai tornava un ricovero di ribaldi, tanto più che i cardinali e principi paesani pretendeano altrettanto.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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