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      Fra questi due modi si ravvisa un costante parallelismo: corpi ed anime non essendo altro che i modi di due attributi spettanti ad una sostanza unica. E però tale dualità di corpi ed anime trovasi dapertutto, fin anche nei minerali.
      Considerato distintamente in mezzo all'universalità delle cose, l'uomo è un modo complesso dell'estensione e del pensiero divino; l'anima sua è una idea, una successione d'idee divine. E poichè ogni idea ha un ideato, cioè un oggetto, il corpo è appunto l'oggetto dell'idea, che è l'anima. L'anima è il corpo che pensa sè; il corpo è l'anima che sente sè. Il corpo non può determinare l'anima al pensiero, nè l'anima il corpo al movimento. Dio, sostanza e dell'anima e del corpo, fa l'armonia di quella con questo; non potendo avvenire nulla in Dio, estensione del nostro corpo, che non si rifletta in Dio, pensiero dell'anima nostra.
      All'uomo così concepito spetta la conoscenza. La quale talora è adeguata, come quella che abbiam dallo spirito; talora inadeguata, come quella che abbiamo dal corpo. La conoscenza ha gradi, opinione, immaginazione, ragione, ma l'errore essendo solo una negazione, ogni conoscenza in noi è divina, ogni idea è idea di Dio.
      Con una conoscenza tale è delirio parlare di libertà. La volontà non è che il giudizio, e tra il fare e il patire non corre altro divario che quello fra l'idea chiara e la confusa. Ogn'altra libertà fuor dell'idea distinta che abbiamo della causa della nostra azione, è chimera d'ubriaco. Dio determina tutto in noi; noi siamo argilla in man del vasajo; l'uomo è un automa spirituale. S'egli si lamentasse d'aver ricevuto da Dio un naturale malvagio, sarebbe come se il circolo si lagnasse di non aver le proprietà della sfera. Si dirà che dunque, se pecca, è scusabile? Se con ciò vuolsi dire che non ecciterà la collera di Dio, sta bene, giacchè Dio non può irritarsi; se dire che è degno della beatitudine, è un'insensatezza; chi fu morsicato da un cane rabbioso è certo scusabile, eppure a buon dritto viene soffogato: così colui che non può domare le proprie passioni è scusabile, ma pure bisogna sia privato della vision di Dio.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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