Non vede dunque che sensazioni, interesse, macchinamenti, guerra di tutti contro tutti; il cristianesimo limita a credere che Gesù Cristo fu mandato a fondare il regno di suo Padre: ma la Chiesa dev'esser nazionale, e sotto la dittatura dello Stato, ch'è interprete supremo delle Scritture, acciocchè il senso non ne resti abbandonato al talento individuale. Che se il principe volesse cambiar religione, bisogna obbedirgli. Si vale dunque di Dio soltanto per togliere anche l'ultimo appello alla libertà dell'uomo.
Dal cartesianesimo prese le mosse anche il maggior pensatore di quell'età, Leibniz (1646-1716), ma per giungere a confutare il sensismo di Bacone e di Cartesio, e provare le verità cristiane mediante la scienza; all'idea di sostanza oppone quella di forza, di causa sostanziale; e mostra come la fede concilii in un mistero la coesistenza del finito e dell'infinito, della libertà e della necessità, della creatura e del creatore.
Più positivo Bacone (1561-1626) già prima avea voluto ai sistemi della filosofia razionale, dell'empirica, della superstiziosa, surrogare l'investigazione de' fatti, le classificazioni, il metodo: indica le fonti degli errori; vuole si colga la natura sul fatto, si combinino i fenomeni, si classifichino, e coll'induzione si arrivi alla reale loro intelligenza. Allora dispone l'universo sapere secondo un albero enciclopedico, riferendolo alle tre facoltà della memoria, della fantasia, della ragione. I razionalisti lo magnificarono come il primo che rompesse apertamente col medioevo; eppure tanti dei nostri l'aveano preceduto381.
Perocchè382 il vero risorgimento fu opera degli Italiani, in quell'esuberanza di vita intellettuale e materiale, che traevano da tanti centri di civiltà e politica quant'erano le repubbliche e i principati nostri. Che se gl'ingegni del Bruno, del Telesio, del Campanella, del Cesalpino non piantarono sistemi dottrinali, molto contribuirono ad emancipare il pensiero dall'autorità. Ma ormai i nostri non sapevano che camminare sulle orme straniere, e non abbiamo nomi da pareggiare a quei sommi, per quanto mostrino ingegno e vigore; imitatori anzichè copisti, e vogliosi di trasformare anzichè riprodurre, e di infonder nuova vita alle cose morte, pure a queste attengonsi, anzichè a cercare il vero collo studio immediato delle cose conoscibili.
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