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      Che se anche talvolta diedero lampi splendidissimi, facilmente scivolano nel paradosso; nè piantarono verun sistema che comprendesse verità bastanti a signoreggiare l'intelletto, il quale, se ammira un momento le bizzarrie, non riposa che nell'ordine.
      Ad originalità vedemmo pretendere Tommaso Campanella, prima di Bacone tentando fondare una filosofia della natura sopra l'esperienza. Venera la rivelazione, fondamento della teologia, mentre della filosofia è fondamento la natura: ammira san Tommaso e Alberto Magno, ma la sua procellosa insofferenza lo porta alle temerità della logica; riprova i Gentili, non approva i Cristiani, i quali ex parte christianizant et ex parte gentilizant: disgustato dei Peripatetici, predilige il Telesio per la sua libertà del filosofare; scriveva al granduca Ferdinando II, lodando i padri suoi che, col rivocar la platonica, avessero sbandito la filosofia aristotelica, e sostituito ai detti degli uomini l'esperienza della natura. «Io con questo favore ho riformato tutte le scienze secondo la natura e la scrittura dei codici di Dio. Il secolo futuro giudicherà di noi, perchè il presente sempre crocifigge i suoi benefattori; ma poi resuscitano al terzo giorno del terzo secolo». E mandandogli da Parigi le sue opere, «Vedrà (dice) che in alcune cose io non mi accordo con l'ammirabile Galileo, suo filosofo e mio caro amico e padrone. Può stare la discordia degli intelletti con la concordia della volontà di amendue; e so che è uomo tanto sincero e perfetto, che avrà più a piacere le opposizioni mie: (del che tra me e lui c'è scambievole licenza) che non delle approvazioni di altri» (6 luglio 1638).
      Secondo lui, tutto il creato consta di essere e non essere; l'essere è costituito di potenza, sapienza, amore, cui scopo sono l'essenza, la verità, il bene, mentre il nulla è impotenza, odio, ignoranza.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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