L'Ente supremo, nel quale le tre qualità primordiali383 sono une, benchè distinte, nel trar le cose dal nulla trasferisce nella materia le inesauribili sue idee, sotto la condizione di tempo e di spazio; e vi comunica le tre qualità che divengono principj dell'universo sotto la triplice legge della necessità, della previdenza, dell'amore. Così procedendo per triadi, contro i machiavellici difende la libertà del sapere e i diritti della ragione; contro gli scettici stabilisce un dogmatismo filosofico sopra il bisogno che la ragione prova di raggiungere la verità.
Fu egli panteista? No nell'intenzione, giacchè professa aver Dio creato le cose finite dal nulla, da sè e non della sostanza di sè384: bensì è panteista di conseguenza, dicendo che Dio crea per una certa emanazione. Che se l'uomo possiede un'intelligenza immortale, quanto meglio il mondo che è più di tutti perfetto? Che tutto abbia vita e sentimento gli sono prova la calamita e il sesso delle piante, e con eloquenza dipinge le simpatie della natura e l'effondersi della luce in tutte le parti con un'infinità d'operazioni che non è possibile si compiano senza voluttà.
Cartesio, il quale pur era tutt'altro che avverso alle novità, scrive: «Quindici anni fa ho letto il libro De sensu rerum e altri trattati del Campanella, ma fin d'allora trovai sì poca solidità ne' suoi scritti, che non ritenni memoria di cosa alcuna. Non saprei ora dirne altro se non che, quelli che si smarriscono affettando battere strade straordinarie, mi pajono meno compatibili di quelli che si smarriscono in compagnia di molti altri». E in fatto il Campanella ricorreva perfino alle arti occulte.
Solo pel nome illustre nella letteratura e nella giurisprudenza citerò Gian Vincenzo Gravina (1644-1718) che, nella prima gioventù stando a Roma in casa di Paolo Coardo torinese, che fu poi cameriere di Clemente XI, conobbe molti insigni personaggi, coi quali disputava principalmente sulla morale lassa.
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