Fu di vantaggio veduto un lenzuolo nel mezzo della camera maggiore così gentilmente agrumato e con piegature artificiosissime, così bene ridotte in figura d'uomo, che pareva propriamente un cadavere, messili due candellieri l'uno da capo e l'altro da piedi, e una croce tra le mani composta di due arpioni di ferro, che facilmente si trovarono in quella casa per avere il possessore quivi esercitato la mercanzia di fare e vendere salciccie, lardi, prosciutti e altri cibi di carne porcina insalati. Fornito il lungo corso di cotali disturbi quando piacesse alla divina provvidenza, s'udì pure una voce inarticolata prima con fischi, e poscia con gemiti, che fiocamente tanto di giorno che di notte si lamentava, e pareva che chiamasse mo' la Perina, mo' la Genevra, ancorchè non si snodasse in parole perfette. Scongiurata finalmente nel gran nome di Dio, che dicesse chi era, professò d'essere Salvatore Caravagio marito dell'una e avolo dell'altra: chiestogli ciò che egli volesse: Ajuti (rispose) e suffragi per esser cavato di purgatorio. Ricercato se gli era in grado che si chiamassero i Cappuccini, rispose di sì. Vennero adunque quattro sacerdoti di quella santa religione, e fatti i dovuti esorcismi, scongiuri e benedizioni secondo il rito della santa Chiesa, ed aspersa la casa cogli abitanti con l'acqua benedetta; ed esposte con le sacre cere delli agnusdei le reliquie dei santi, invitarono l'anima a notificare la sua condizione. Rispose distintamente in varj congressi, replicati in diversi tempi, sè essere l'anima di Salvatore Caravagio che morì già da dieci anni, e fu sepolto nella parrocchia di Venegazzone, villaggio di questa diocesi: andassero alla cassa in cui giaceva, iscavassero, e tutto intiero il suo corpo vi troverebbono. Interrogato ciò che pretendesse, rispose che siano celebrate otto messe a san Gotardo, chiesa poco quinci distante in villaggio che da lei prende il nome.
| |
Perina Genevra Dio Salvatore Caravagio Ajuti Cappuccini Chiesa Salvatore Caravagio Venegazzone Gotardo
|