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      Io feci diligentissima inquisizione in tutti i luoghi, e in ciascun ripostiglio di quella casetta, e non vidi alcun vestigio di fraudi, nè poteva ella star celata per sì lungo spazio di tempo: nè si potevano ingannar tante persone viziose, scaltre ed accorte, nè sofferto avrebbe la luce di non appalesare una sì lunga e replicata impostura, poichè i rumori e le voci non meno il giorno che la notte s'udivano: e non già da pochi, ma ben da molti di variato genio, pensiero e fine, tra i quali non potea darsi concerto, e accordo391.
     
      Se chi non crede all'odierno spiritismo in ciò volesse vedere soltanto arte di prestigiatori, vi associeremmo il ricordo di Giuseppe Francesco Borri milanese. Nato il 1625 da un medico e senatore, allevato da' Gesuiti a Roma, s'insinuò nella corte papale come chimico e medico, ma accusato delle peggiori sregolatezze, rifuggì in una chiesa (1654), ed evitò il castigo col fingersi emendato. Cominciò allora a dirsi ispirato da frequenti visioni celesti a riformare il mondo, rimettere la purezza nella fede e ne' costumi; esser egli il pro-Cristo, cioè difensore di Cristo, che si presenterebbe in piazza del duomo di Milano, comincerebbe a predicar le gravezze del corpo e dell'anima, e fra venti anni stabilirebbe il regno dell'Altissimo, e ridurrebbe tutti in un solo ovile: chiunque ricusasse, foss'anche il papa, verrebbe sterminato per mezzo dell'esercito pontifizio, di cui egli si porrebbe a capo con una spada datagli da san Michele, e coi denari procacciategli dall'alchimia. A Roma sterminati i malvagi, nel Sancta Sanctorum si troverebbero scritture della Beata Vergine; il pontefice succedente a questo sarebbe amico suo: avrebbe triplice corona di spine in oro. E qui impastando una bizzarra religione, diceva che il Figliuolo di Dio ab æterno non fu contento della sua gloria e aspirava alla futura, onde stimolava il Padre a creare ab extra.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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