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      Anche una suor Teresa in Sicilia da pretese illuminazioni si lasciò indurre a credere d'esser la quarta persona della Trinità e corredentrice, e trovò fede in molti. Nel 1693 si conobbe una setta di cavalieri dell'Apocalisse, che proponeasi di difender la Chiesa cattolica contro l'anticristo. L'aveva istituita Agostino Gabrino, nato da un mercante bresciano, e avea reclutati da ottanta seguaci, la più parte mercanti ed operaj, che anche durante il lavoro doveano tenersi a lato uno stocco; sul petto portavano una stella con sette raggi e una coda, circondata da un filo d'oro: questa dovea figurare il globo terracqueo; la coda, la spada veduta dal rapito di Patmo. Il Gabrino intitolavasi monarca della santa Trinità; e chi dicea mirasse a sovvertimenti politici, chi che volesse introdur la poligamia. La domenica delle palme del 1693, allorchè in San Pietro del Vaticano intonavasi Quis est iste rex gloriæ, cacciossi colla spada alla mano fra i celebranti, gridando: Ego sum rex gloriæ: altrettanto fece in altra chiesa; onde fu posto ne' pazzi. Ma uno de' suoi adepti, intagliatore di legno, lo denunziò all'Inquisizione, che processò gli accusati.
      Antonio Oliva di Reggio (1624-89), venuto in tal fama a Roma, che a soli diciannove anni fu eletto teologo del cardinale Barberini, prese parte alla sollevazione di Masaniello: sbandito, ritirossi a Firenze, ove fu ascritto all'accademia del Cimento, e scrisse sui liquidi, sui sali, sulla generazione dei bacherozzoli, molto lodato dai contemporanei. Repente abbandonata la cattedra di Pisa, forse per nimicizie col Redi, portossi a Roma, careggiato dai prelati e dai pontefici. Ma sotto Alessandro VIII il Sant'Uffizio scoprì che, in casa di monsignor Gabrielli, tenevasi una conventicola, nominata Accademia de' Bianchi, perchè proponeasi dar di bianco non solo ad abusi del governo pontifizio, ma della religione, col fine di ricondurla alla primeva semplicità. V'apparteneva il nostro Oliva, con un Picchetelli detto Cecco Falegname, un Alfonsi, un Capra, i dottori Mazzutti, e un Pignatta segretario.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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