Da otto anni durava l'oscena tresca quando l'Inquisizione n'ebbe sentore. Il Ricasoli non esitò ad andare accusarsene egli stesso, onde fu messo in carcere coi compagni. Giovanni Mazzarelli da Fanano inquisitore non potè procedere alla sicura, trattandosi di personaggi d'alta nobiltà e dottrina, e imparentato con primarie famiglie. Aggiungansi i segni di sincero pentimento ch'egli diede in prigione, sicchè la pena fu men severa che non meritasse il delitto.
Mentre la prudenza avrebbe imposto di tirare un velo sulle colpe e sulla pena, al contrario, il 23 novembre 1641 nel refettorio del convento di Santa Croce, con funebre apparato, alla presenza de' principi medicei e di gran quantità di teologi, signori, popolani, ai rei vestiti colle cappe infami e inginocchiati fu letto il processo, colle scandolezzanti particolarità. Il Ricasoli, il Fantoni e la Mainardi venner condannati a prigione perpetua. Il Ricasoli, fatto abjura e ammenda degli errori e de' peccati, fu chiuso in angusta cella di quel convento, ove durò sedici anni macerandosi con austere penitenze. Il 17 luglio 1657 moriva, e gli furono negati i funerali solenni403.
Nella biblioteca nazionale di Napoli sta manuscritta la storia di suor Giulia di Marco e delle false dottrine insegnate da lei, dal padre Aniello Arciero e da Giuseppe de Vicariis. Nasceva costei a Sepino provincia di Molise da un contadino di Sarno, e fatta orfana, venne a Napoli a servizio d'una signora. Traviata da uno staffiere, confida il suo fallo alla padrona, che pietosamente l'assiste a celarne il frutto. Ridottasi a vita pia, si rende terziaria di san Francesco; ma il padre Aniello Arciero crocifero, confessore suo, le insinua le sozze dottrine del quietismo, e la induce perfino a raccoglier in casa sua donne, che le oscenità ammantano di parvenze religiose, e tra le quali praticavansi i riti, che trovammo imputati ai Patarini.
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