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      Una lettera del dicembre 1535 riferisce gravi quistioni degli Aostani col vescovo Gazzini che gli avea scomunicati. L'anno stesso troviamo quei contorni agitati dalla guerra e dall'eresia di Calvino, e Ami Porral, deputato di Ginevra e Basilea, scriveva: «Il duca ci dice d'aver molto a che fare di lą dai monti, in parte a cagione del vangelo, che si diffonde per tutte le cittą. La cosa conviene che proceda, poichč essa viene da Dio, a dispetto de' principi».
      La medesima storia racconta come, uscente febbrajo 1536, Calvino penetrasse nella valle, e si accostasse alla cittą, tenendosi nascosto nella cascina di Bibiano, presso l'avvocato nobile Francesco Leonardo Vaudan. Riuscģ a pervertire alcuni, e sparse biglietti per esortare gli abitanti a mettersi in libertą, e allearsi ai Cantoni svizzeri protestanti. Il pericolo fu scongiurato con prediche e con processioni, alle quali assistevano col popolo il vescovo Gazzini, il clero, il conte Renato d'Echalland, e le persone pił distinte, a pič nudi, coperti di sacco e di cenere: e fecero trattato coi signori delle sette decurie nel Vallese di sostenersi a vicenda contro ogni innovamento in fatto di religione o di fedeltą. Poi in assemblea generale si fece divieto, a nome di sua altezza, sotto pena della vita di lanciar qualsiasi proposizione contraria al sovrano o alla religione.
      Gli aderenti a Calvino fuggirono, passando a guado il torrente Buttier sotto Cluselino, donde recaronsi nel Vallay per le montagne di Valpelina. I tre Stati raccolti in assemblea, a mani alzate fecero una pubblica professione di fede, e solenne giuramento di vivere e morire nella religione cattolica, e stabilirono una processione il giorno della Circoncisione e la terza festa di Pasqua e di Pentecoste, cui assisteva tutta la cittą, oltre erigere in mezzo alla cittą una grossa croce di pietra: tutti gli abitanti mettessero sulla loro porta il nome di Gesł.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantł
Utet
1866 pagine 895

   





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