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      Il clero vive dipendentissimo dal duca, lo che toglie ogni possibilità al papa di contrariarlo: perocchè i benefizj ecclesiastici son quasi tutti conferiti liberamente dal duca, compreso i due arcivescovadi di Torino e Tarantasia e i nove vescovadi, godenti da due fin a cinquemila scudi d'entrata; il duca propone alla conferma del papa un nome solo; lascia lungamente vacanti i posti, valendosi degli intercalari a gratificare persone e famiglie sue devote, e non permette che ne godano forestieri, nè che questi moderino le coscienze de' suoi sudditi: molti ne convertì in commende dei ss. Maurizio e Lazaro. Nelle materie giurisdizionali di là dai monti ha piena autorità anche sopra le persone ecclesiastiche: in Piemonte sopravvive qualche privilegio a queste. Nei feudi procura escludere l'ingerenza clericale. Ha gelosia de' Cappuccini, che dipendendo dalla provincia di Genova, non hanno spiriti abbastanza principeschi, onde diè loro lo sfratto, principalmente dal convento che hanno sulla collina di Torino.
      Ciò pel Piemonte proprio: quanto ai paesi di quel regno già appartenuti a Genova, trovo a Ventimiglia nel 1573 esser dal vescovo ribenedetto un Antonio Planca di Tenda, il quale in Genova (o Ginevra?) aveva abbracciato la religione luterana. In Sospello poi si indicano ancora le case ove abitavano alcuni calvinisti, colà solo tollerati.
      Al 17 aprile 1582, Ugolino Martelli vescovo di Glandève, scriveva al duca di Savoja d'un caso d'eresia avveratosi a Pogetto, e come v'avesse trovato un tal Morin medico, che dieci o dodici anni prima n'era partito con suo padre a causa di eresia, poi ripatriato, fece atto d'obbedienza alla Chiesa davanti al governatore. Quanto agli uomini ei dice che tutto va bene, ma in fondo alla coscienza dubita della sincerità di lui, onde lo circondò di precauzioni affinchè non vendesse i beni paterni, di cui era stato rimesso in possessione dopo l'abjura: e consiglia al duca di far in modo che non possa ridurli a denaro, per poi andarsene e tornar al vomito.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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