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      Anche Alano dell'Isola, che scrisse un libro per confutarli, insiste sull'obbligo che corre di non predicare senza missione, e di obbedir ai prelati sebbene cattivi; che l'ordine sacro, non già il merito personale, conferisce l'autorità di consacrare, di legare e sciogliere; che bisogna confessarsi a preti, non a laici; che è permesso in certi casi giurare e punir di morte i malfattori, il che essi negavano412.
      Condannati da Bolesmanis arcivescovo di Lione, chiesero protezione da papa Lucio III, che invece esaminatili, condannò i nuovi eretici nel 1184413 non obbedirono, ma tornarono a cercar il voto di Innocenzo III, che di nuovo condannò ogni loro riunione e insegnamento, nel 1199.
      Giacomo vescovo di Torino, andato nel 1209 alla corte di Ottone IV imperatore, gli palesò questa infezione della sua diocesi: e n'ottenne un rescritto, ove quegli protesta che «il giusto vive di fede, e chi non crede è giudicato»; laonde nel suo impero vuol che ogni eretico sia punito coll'imperiale severità; gli conferisce autorità speciale di cacciar dalla diocesi i Valdesi, e chiunque semina la zizzania della falsità414. Pure poco a poco crebbero d'audacia, e al modo dei Fraticelli, sostenevano che, per amministrare i sacramenti, bisogna esser poveri, e in conseguenza i preti cattolici non erano veri successori degli apostoli. Nel 1212 tornarono a Roma per ottener dalla santa sede licenza di predicare; e Corrado abate Uspergense, che ve li vide col loro maestro Bernardo, dice affettavano la povertà apostolica con certi zoccoli e tuniche come i monaci, ma capelli lunghi, a differenza di questi, e che nelle assemblee secrete e nelle prediche contrafaceano i riti della Chiesa. E soggiunge come fu per dare alla Chiesa de' veri poveri, che il papa approvò i Francescan415.
      Allora viveano rinserrati nelle valli subalpine, donde nel 1308 respinsero armata mano gli inquisitori, e uccisero Guglielmo prevosto cattolico della valle, sospettando gli avesse egli denunziati.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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