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      Così seguitarono a vivere e credere fin quando, mal per loro, ebbero contezza della Riforma predicata da Lutero. Ad abbracciarla non erano spinti per riazione, come gli Svizzeri e i Tedeschi. Invitati però da questi, nel 1530 deputarono Pietro Masson, Giorgio Morel e Martino Gonin loro barbi, a conferirne in Basilea con Ecolampadio, a Strasburgo con Bucer, a Berna con Bertoletto Haller ed altri campioni. Ai quali esposero come essi praticassero la confessione auriculare; i loro ministri vivessero celibi; alcune vergini facessero voto di perpetua castità.
      A chi le negazioni protestanti appoggiava sugli usi del primitivo cristianesimo, spiacque il riconoscere che questi pretesi contemporanei degli apostoli discordassero in punti così controversi, e che prendessero scandalo delle asserzioni di Lutero contro il libero arbitrio. Pietro Gilles loro storico nota che que' maestri gli ammonirono di tre cose; 1° di alcuni punti dottrinali, ch'e' riferisce, sui quali voleano si riformassero; 2° di meglio disciplinare le assemblee; 3° di non permettere più che membri della loro chiesa assistessero alla messa, nè aderissero in verun modo alle superstizioni papali e ai sacerdoti cattolici423.
      Del resto da nessun autore trapela che avessero una confessione canonica di fede; sicchè quelle che si producono è presumibile venissero compilate dopo la riforma loro, per la quale cessarono d'essere quel che prima, e si misero sull'orme de' Protestanti, mentre volentieri si spacciano per loro precursori. Lo stesso Beza confessa che i Valdesi aveano «imbastardita la purezza della dottrina», e declinato dalla pietà e dalla dottrina424; e il protestante Scultet, nel riferire la loro conferenza con Ecolampadio425, fa da uno dei deputati confessare che fin allora aveano riconosciuto sette sacramenti; ma ripudiavano la messa, il purgatorio, l'invocazione dei santi; i ministri erano in supremo grado ignoranti, siccome persone costrette a vivere di lavoro onde di limosine, e non da essi, ma da preti romani riceveansi i sacramenti, del che domandavano perdono a Dio, perchè non poteano di meno; ch'essi ministri non menavano moglie, ma spesso fornicavano, e allora restavano esclusi dalla società dei barbi e dal predicare.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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