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      Era questo veramente il simbolo antico? o è vero quel che sopra vedemmo asserito, che da prima ammettessero l'efficacia delle opere?
      Quando ai novatori rinfacciavasi d'esser nati jeri, importantissimo riusciva l'accertar questi punti, e quindi se ne discusse con quell'accannimento, che sempre offusca la verità. I più recenti negano che i Valdesi derivassero da Claudio di Torino, nè che la confessio fidei sia del 1120, bensì posteriore al colloquio con Ecolampadio426, e che poc'a poco eransi allontanati dalla Chiesa cattolica.
      Nell'assemblea che i Valdesi tennero per sei giorni in Angrogna a mezzo settembre 1532 fu proposta un'unificazione, i cui punti erano:
      1. Che servire a Dio non si può se non in ispirito e verità;
      2. che quei che furono o saranno salvati, sono eletti da Dio prima della creazione;
      3. che riconoscer il libero arbitrio è negar la predestinazione e la grazia di Dio;
      4. che si può giurare, purchè chi lo fa non pigli il nome di Dio invano;
      5. che la confessione auricolare ripugna alla Scrittura; bensì è lodevole la confessione reciproca e la riprensione secreta;
      6. non v'è giorni prefissi al digiuno cristiano;
      7. la Bibbia non proibisce di lavorar la domenica;
      8. nel pregare non occorre articolar le parole, nè inginocchiarsi o battersi il petto;
      9. gli apostoli e i padri della Chiesa usarono l'imposizione delle mani, ma come atto esterno e arbitrario;
      10. i voti di celibato sono anticristiani;
      11. i ministri della parola di Dio non devono andar vagando e mutare dimora, se pure nol richieda il ben della Chiesa;
      12. per provvedere alle famiglie, essi possono godere altre rendite, oltre i frutti dell'apostolica comunione;
      13. soli segni sacramentali sono il battesimo e l'eucaristia.
      Non tutti però convennero in tali articoli; e nominatamente li ricusarono i barbi Daniele di Valenza e Giovanni di Molines, che ritiratisi dal sinodo, passarono in Boemia; primo scisma fra' Valdesi, dedotto principalmente da ciò, che «alcuni pensarono, coll'accettare tali conclusioni, si degradasse la memoria di quelli che fin allora aveano condotto la loro chiesa».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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