Ecco allora una fanatica soldatesca cominciarvi il macello: quattromila sono uccisi, ottocento alle galere, Cabrières, Merindol e altri venti villaggi sterminati (1549). Il racconto sente delle esagerazioni consuete a tempi di partito; fatto è che, per quanto universale e sanguinaria fosse l'intolleranza, ne fremette la generosa nazione francese, e il re morendo raccomandava a suo figliuolo castigasse gli autori di quell'eccesso. Ma quando al parlamento di Parigi fu recata l'accusa, D'Oppède vi si presentò impassibile come chi ha adempiuto a un dovere; cominciò la difesa dalle parole «Sorgi, o Signore, sostieni i nostri diritti contro la gente iniqua», e fu assolto; gli altri pure uscirono impuniti, di che grave dispetto presero i Protestanti.
Poco a poco rallentatasi la persecuzione, i Valdesi esercitarono anche pubblicamente il loro culto: nel 1555 fabbricarono il primo tempio in Angrogna, e sebbene Giovanni Caracciolo, principe di Melfi e duca d'Ascoli, luogotenente del re di Francia, smantellasse i forti di Torre, Bobbio, Bricherasio, Luserna, pure sotto la dominazione francese dilataronsi anche nel marchesato di Saluzzo e ne' contorni di Castel Delfino, e ricettavano profughi d'Italia, tra cui Domenico Baronio prete fiorentino, che volle comporre una messa, la quale conciliasse il rito cattolico con quello de' Valdesi; ma fu ricusata come di mera fantasia428. Costui scrisse pure diverse operette latine e italiane contro la Chiesa cattolica, in una delle quali sosteneva, in tempo di persecuzione esser dovere di manifestare senza reticenze le proprie opinioni religiose; nel che venne contraddetto da Celso Martinengo.
Non cessavasi di procurare la conversione de' Valdesi colle prediche e con altri mezzi acconci al tempo, e i decurioni di Torino vigilarono non poco affinchè non si estendessero in questa città. Al quale intento scrissero a Pio IV di voler fermamente sino alla morte mantenere la fede dei loro maggiori: e mandarono supplicando Carlo IX, lor re, non tollerasse gli scandali che davano i Luterani, e nel 1561 ottennero un decreto che colà non predicassero ministri eretici, nè tenessero adunanze pubbliche nè private.
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