Per mezzo del suo ambasciadore marchese d'Arcy chiese dunque, il 12 ottobre 1685, che, volendo egli convertire le valli soggette al suo dominio, anche il duca di Savoja spegnesse quel focolajo d'eresia e di ribellione sulle sue frontiere, e spedì truppe per indurlo ed ajutarlo a cacciarli. Vittorio Amedeo II, allora giovinetto, sebbene mostrasse quanto il fatto era difficile, dopo sì lunga consuetudine, e averlo tentato invano i suoi predecessori, ch'erano nel pieno loro diritto, non credette poter contraddirgli, e intimò che fra due mesi tutti i Protestanti del marchesato di Saluzzo si rendessero cattolici, se no morte e confisca. Pertanto di quelli sparsi nei Comuni di Paesana, Brondello, Crissolo, non uno rimase: anche nelle valli privilegiate ne interdisse il culto fino in case private; fossero demoliti i tempj, espulsi i barbi; i bambini si allevassero cattolici; se no, cinque anni di galera ai padri e sferzate alle madri: gli eretici stranieri uscissero, vendendo i loro beni, che altrimenti sarebbero compri dal fisco.
Per eseguire l'intollerante decreto bisognò un esercito, e lo comandò Vittorio Amedeo in persona, forse per farlo men sanguinario; Louvois, ministro della guerra del gran re, unì ai Savojardi quattromila soldati: grosso esercito contro montanari inermi, comandato dal francese Catinat e dal savojardo Gabriel. Gli uomini presi e legati mandavansi a Torino: restavano donne, fanciulli, vecchi, esposti alla brutalità de' soldati, che li straziavano per farli abjurare.
Gli Svizzeri impetrarono da Vittorio Amedeo che i Valdesi potessero migrare: e «Voi potete ancora (diceano a questi) uscir da paese sì caro e sì funesto; potete condur con voi le vostre famiglie, conservare la religione vostra, evitare nuovo sangue: in nome del cielo non ostinatevi a inutile resistenza». Pure nell'assemblea di Roccapiatta l'aprile 1686 decisero di resistere fin alla morte; scannarono e salarono il bestiame, e rifuggirono fra le Alpi meno accessibili, mentre i robusti s'accingeano a respingere risolutamente le truppe.
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