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      Questa Grazia interiore deve prevenire la volontà, ed elevarla di sopra delle forze sue naturali; nè da noi la meritiamo, ma ci è data gratuitamente: senza di essa l'uomo non può fare opere meritorie; anche con essa non può restare immune da qualche venialità.
      È dunque atto creativo la predestinazione, per la quale la creatura riesce quel che è; e una libertà finita non potrebbe limitare la infinita del Creatore; il quale non sarebbe perfettamente libero se la libertà finita non potesse determinare altrimenti che sforzandola. Però la Grazia non viola il libero arbitrio nè potrebbe violarlo, poichè è essa medesima che lo crea. Ma in che consista l'azione di Dio sulle creature libere, in che modo producasi quell'effetto, si disputa.
      Mentre alcuni, attribuendo tutto alla Grazia, pensavano che Dio abbia irrevocabilmente prestabilita la sorte di ciascuno, Cassiano riconosceva insufficiente la volontà umana, e necessario un sussidio esterno, per operare il progressivo santificamento, ma negava l'azione gratuita e preveniente, immediata e speciale di Dio sull'anima per muoverla a cominciare il bene: anzi in un certo senso l'uomo colle forze naturali può tutto, in quanto che i meriti di Cristo apersero a tutti indistintamente un tesoro di grazie, ove ciascuno, mediante il desiderio suo naturale di procacciarsi la salute, può attingerli quando e quanto vuole (Semipelagianismo).
      La quistione tocca a punti supremi di filosofia, di politica, di religione; e per quanto il secolo possa deriderla, essa ancora sopravvive ne' filosofi, che tutto attribuiscono all'energia umana, escludendo ogni influenza superna sulle azioni e perciò ogni bisogno di preghiera; e ne' pubblicisti che indagano se v'abbia una filosofia della storia, cioè quanto l'azione della Provvidenza si combini con quella dell'uomo nell'attuamento della società. Che se nella grossolana sua manifestazione primitiva di Pelagio soccombette alle condanne della Chiesa, modificata s'aggirò nelle scuole teologiche, dibattuta contraddittoriamente dai seguaci di san Tommaso e da quelli di Duncano Scoto (Tomisti e Scotisti): la vedemmo ridesta dai Protestanti, e non risoluta pienamente dal Concilio di Trento, il quale, come non avea determinato le precise relazioni della Chiesa collo Stato, così lasciò indecise e la supremazia papale e la questione della natura della Grazia, enigma della religione come della ragione, di cui Dio riserva a sè il segreto.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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