Bensì avea pronunziato che la giustificazione si fa pei meriti di Cristo, pe' quali l'uomo, liberamente consentendo e cooperando, riceve e la remissione de' peccati e una carità inerente all'anima. La Grazia è gratuita, ed è necessaria non solo per far opere meritorie, ma fino per concepire il desiderio di farle. Col peccato, all'uomo restò indebolita la libertà naturale, e Cristo non gli restituì l'innocenza. Iddio concede a tutti quanta grazia è sufficiente all'eterna salute; ad alcuni, che predilige per fini imperscrutabili, dà una grazia efficace, che li stabilisce irremovibilmente nel bene. Tutti dunque son liberi di fare il bene, alcuni non sono liberi di fare il male.
Qualche luce in questo mistero venne portata allorchè fu condannato Bajo. Il quale, o i suoi seguaci, insegnano che il predominio della carità o della cupidine toglie la libertà di operare differentemente dall'affetto predominante; mentre i Cattolici credono che all'uomo rimane sempre il libero arbitrio a necessitate, non solo per le opere proprie allo stato in cui trovasi attualmente, ma anche per quelle dello stato contrario, cioè verso il male finch'è in istato di grazia, e reciprocamente. Bajo fa che l'uomo dominato da cupidità abituale non può fare azioni buone, sicchè tutte le opere degli infedeli e de' malvagi sono peccato; mentre i Cattolici tengono che l'uomo signoreggiato dalla cupidità può, in virtù d'un soccorso attuale, operar bene in ordine al debito fine, benchè l'azione non possa esser meritoria, mancandovi la giustizia abituale. Secondo Bajo, ogni azione non diretta al debito fine da un abito oltranaturale è intrinsecamente viziosa; mentre i Cattolici credono tale azione possa esser buona nella sostanza, benchè non lodevole in ogni parte: e questo indirizzo al debito fine può darsi anche nell'infedele e nel peccatore per opera della sola Grazia attuale: tali azioni possono esser buone in sè, ma non bene fiunt.
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