Contro il gesuita Jacobo Sanvitali parmigiano il domenicano Vincenzo Patuzzi veronese agitò le quistioni del lassismo e del rigorismo col pseudonimo di Eusebio Eraniste. Altro campione del Concina, il padre Fassini di Racconigi combattè valorosamente il Freret intorno all'autenticità dell'Apocalisse.
Passarono per rigoristi il Rotigni di Trescorre, detto il priore di Brescia; il milanese don Celso Migliavacca ( - 1755) ed altri, contro dei quali sarebbe facile trovare violenti libelli d'imputazioni ingiuriose. Che se tali quistioni or pajono solo da sacristia, appassionavano tutti in tempo che tutti si confessavano, persino Voltaire. Viepiù le complicavano le gelosie fra gli Ordini religiosi, l'inestinguibile odio contro i Gesuiti e le arroganze principesche. Perocchè i re, se aveano un momento incensato ai pontefici quando si trovarono di fronte la rivoluzione, nemico comune, presto ripigliarono le pretensioni giurisdizionali, quasi restasse sminuita la regia dignità da cotesto papato che volea farsi credere un potere e un diritto. Cercavano pertanto restringere l'ingerenza de' nunzj451, sottraendone le cause matrimoniali, ed escludendoli dai processi per delitti comuni; limitare le nomine riservate a Roma; pubblicare editti concernenti materie religiose; sindacare l'amministrazione de' beni ecclesiastici e fin le comunicazioni tra le chiese particolari e la romana; ridur la Chiesa ad una funzione dello Stato, e riformarla non a vantaggio del popolo o della nazionalità, ma nell'interesse del principe. Li secondava l'opinione, ch'è così facilmente abbagliata dalla forza o raggirata dall'intrigo.
Per imitare Luigi XIV di Francia, che avea fatto ammirare il despotismo amministrativo, e proclamata l'onnipotenza del re sottomettendovi anche la Chiesa e collocando il trono più alto che l'altare, si ridestarono le libertà gallicane.
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