Con ciò mascherano la reluttanza, ma quando sieno serrati, son dialetticamente costretti a pronunziare che i pastori insegnano l'errore; e s'appoggiano non all'autorità pontifizia, ma ad un esame storico critico; distinguono il corpo visibile della Chiesa dall'autorità spirituale di essa: quella infallibile, questa soggetta ad errore. Con senso privato esaminano dunque la tradizione, e all'antichità si appellano dalle decisioni della Chiesa contemporanea. Mentre il protestantismo, col criterio supremo della coscienza individuale, arrogava a ciascuno il diritto di interpretare a suo senso la Bibbia, il giansenismo accettava la condanna che ne pronunziò il sinodo tridentino; ma si riservava d'interpretare la Chiesa stessa, distinguendo la nuova dalla vecchia. Or qual cosa più facile che confondere la Chiesa coi documenti che ne esprimono la fede, e le parole e la storia spiegare in senso privato? Così prendeano un mezzo termine fra l'obbedienza in astratto e l'obbedienza in concreto; l'indocilità verso l'autorità viva della Chiesa coprendo colle attestazioni di rispetto ad un'antichità della Chiesa, foggiata a lor modo: quelli obbligano il credente a studj filologici, questi a indagine di archivj per trovare frasi e fatti, repudiando la legittima interprete vivente e perpetua delle tradizioni.
E appunto il richiamo verso i tempi primitivi è consueto ai Giansenisti. Con ciò rinnegano il progresso e lo svolgimento; perocchè non bisogna ritornare al passato per isciogliere il gran problema del presente; bensì volgersi all'avvenire colla coscienza del passato, coscienza di principj che stanno, mentre le forme si cangiano. Pure, anche guardando al passato, fin dai primordj i santi padri deplorarono gli abusi derivati dall'eleggersi popolarmente le dignità ecclesiastiche. Cristo elesse i proprj apostoli; questi elessero i loro successori, e così continuossi sempre.
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