Il conte Lorenzo Magalotti, pur inclinato a quella filosofia spiritosa, gioviale, tutta mondo, scrisse Lettere famigliari contro questi spiriti forti, ove descrive un conte vissuto fra galanterie. «Entrate a tavola in gran compagnia: ecco il discorso della religione in campagna. Sentite un brutale discorrerne con poco rispetto; un altro che ci fa del libertino, portar con derisione un luogo oscuro della Scrittura; applaudire quello che ci fa il filosofo, e farne spiccare l'implicanza colla corrotta ragione naturale. Voi ridete ed applaudite, e piacendovi tutto quello che tornerebbe comodo alle esigenze del cuor vostro, la compiacenza a poco a poco senz'avvedervene vi tien luogo di persuasione... Entrate in letto; per conciliarvi il sonno leggete un capitolo del Trattato teologico-politico o del Leviatan, dite subito che hanno ragione... Dormite sino a mezzogiorno; andate in chiesa per vedere il bel mondo, affettate sopra tutto l'irriverenza, perchè questa vi pare che rialzi il concetto del vostro spirito, della vostra galanteria, della vostra bravura, e in questo caso vi rallegrate che vi sia religione al mondo per far gala di non farne caso. Questi sono i fondamenti del vostro ateismo».
Tali abitudini crebbero assai col difondersi della filosofia francese, perocchè il filosofismo, dall'Inghilterra propagato alla Francia, vi prestò quel ch'essa ha d'attraente e di contagioso nel carattere e nella lingua. Prima sparpagliò dubbj, poi si fece ateo, deista, sopratutto materialista, e beffardo al punto da isterilire fin il bene che predicava a titolo di filantropia; affettava scienza sapendo ben poco; dalle confutazioni sguizzava collo scherzo; vantava di riformare e non sapeva che distruggere, e non inventò nulla, neppur un errore.
Ma errori e verità pare non si diffondano per l'Europa se non attraversando la Francia, e in fatti da questa si propagò agli altri paesi come al nostro l'incredulità galante, non più sotto abito monacale e con gergo teologico, ma lepida, caustica, ironica, negando il fallo primo e la necessaria riparazione; il culto e tutta l'attuazione esterna della religione qualificando astuzia di preti, tradizione di gabbamondo; appellando al senso comune, ragionacchiando senza nè storia nè autorità, sentenziando senza aver mai studiato di materie nelle quali esitano coloro che vi logorarono la vita intera, abbattendo senza riedificare, facendo una gaja abbaruffata contro il papato, quasi il repudiarlo fosse necessario al progresso; professando con Bolingbroke che dove il mistero comincia finisce la ragione, intitolando pregiudizio tutto ciò che non rispondesse all'arida ragione, e follia ciò che non produce egoistici piaceri; riducendo la filosofia a puro sensismo che esclude tutto quanto non si brancica; la politica giudicando dalla riuscita; sofisticando o deridendo le verità che meglio consolano il cuore, e tranquillano lo spirito; coi frizzi, cogli aneddoti, colle cene, colla sensibilità volendo spegnere il desiderio dell'immortalità, e le aspirazioni al soprasensibile.
| |
Lorenzo Magalotti Lettere Scrittura Trattato Leviatan Inghilterra Francia Europa Francia Bolingbroke
|