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      A dritto dunque il costoro patriarca Voltaire potè vantarsi d'aver fatto ben più che Lutero e Calvino. Questo cortigiano della fortuna e del piacere, che vantavasi ciambellano dei re e trafficava di Negri; che applaudì agli sbranatori della Polonia e sputacchiò Giovanna d'Arco; che scrisse un infame poema e osceni romanzi, mentre vantavasi rigeneratore della filosofia e della religione, sicchè potè dire De Maistre, «Non v'è nel giardino dell'intelligenza un sol fiore che questo verme non abbia contaminato», meritò le imprecazioni di quanti v'ha pensatori o patrioti. Ed oggi l'Italia redenta soscrive per erigergli un monumento, e le autorità ne danno l'esempio, e i maestri spingono gli scolari all'infame sacrilegio. Ed han ragione, perocchè egli proclamò la dottrina che oggi è più applicata: «Calunniate, calunniate; qualcosa ne resta sempre».
      E ben que' maestri dovrebbero dire ai loro allievi che la menzogna fu il costui distintivo. Egli smentiva sfacciatamente i proprj scritti, chiamandoli persino abominevoli e infami; dedicava la sua Merope al nostro Maffei, dal quale l'avea desunta, e nel tempo stesso gli lanciava una villana critica sotto il nome di abate Lalandelle: a Benedetto XIV dedica la sua tragedia Maometto, chiamandolo decus et pater orbis e baciandogli i sacri piedi456, al tempo stesso che diceva: «Mia parte è di buffonchiare Roma e farla servire alle mie piccole voglie»; e «Verrà tempo che metteremo sulla scena i papi, come i Greci metteano Tieste e Atreo per renderli odiosi»457. Al vescovo di Mirepoix scriveva: «Grazie a Dio, la religione m'insegna quel che bisogna soffrire. Il Dio che l'ha fondata, dacchè degnò farsi uomo, fu il più perseguitato di tutti; dopo un tale esempio è quasi un delitto il lamentarsi. Davanti a Dio che mi ascolta posso asserire d'essere buon cittadino e vero cattolico; e lo dico perchè sempre l'ebbi in cuore.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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